La grandine ha colpito ancora in modo del tutto inatteso. La devastazione ha toccato a macchia di leopardo i campi di mais della fascia compresa tra Bagnolo Mella, Montirone, San Zeno e in parte anche Ghedi, ma con estensioni fino all’hinterland Sud di Brescia, dove i chicchi di grandine accompagnati da forti raffiche di vento ha provocato pesanti danni anche alle strutture aziendali.

I danni agli agricoltori
«In alcune aree il mais di primo raccolto risulta completamente compromesso – dichiara Laura Facchetti, presidente di Coldiretti Brescia - con perdite stimate tra il 90 e il 100%. Si segnalano inoltre danni alle aziende agricole del territorio, con vetri infranti, tetti colpiti e impianti fotovoltaici compromessi dalla violenza della grandinata. Queste situazioni – prosegue Facchetti –, dimostrano ancora una volta come l’agricoltura sia l’attività economica che più di tutte vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici. Assistiamo sempre più spesso a fenomeni estremi, con precipitazioni improvvise e violente, sbalzi termici repentini e una tropicalizzazione del clima che mette a rischio il lavoro delle imprese agricole e la sicurezza produttiva dei territori».

Mettersi al riparo dai cambiamenti climatici
Sulla stessa linea Confagricoltura Brescia «Quantificare i danni in maniera chiara al momento è ancora impossibile, stiamo raccogliendo le denunce degli agricoltori, alcune aree sono state colpite in modo davvero pesante – dichiara il presidente pro tempore Oscar Scalmana – . L’agricoltura bresciana viene ancora una volta travolta dalla minaccia di cambiamenti climatici che rappresentato ormai una realtà con la quale confrontarsi quotidianamente. L’unico mezzo per mettersi al riparo è assicurare i raccolti per tempo: questa strada tutela sotto il profilo finanziario e tutela il reddito agricolo».


