Le alluvioni sono oggi la tipologia di disastro più evidente a livello mondiale, una calamità che negli ultimi 20 anni ha interessato circa 2 miliardi di persone e che trova negli allagamenti urbani una criticità importante e in progressivo aumento, per effetto dei cambiamenti climatici come per la crescente urbanizzazione. E se da un lato c’è la consapevolezza che certi problemi non si possono risolvere a monte, dall’altro si è consci che quello che si può fare è aumentare la capacità di affrontarli, lavorando su una corretta percezione del rischio.
La piattaforma
Muove da qui, e dalle attività di ricerca che sviluppano algoritmi e piattaforme digitali per l’analisi avanzata del rischio di allagamento, la collaborazione tra l’UniBs e la New York University che ha dato vita a Geoflood Studio, una piattaforma online in grado di simulare lo scenario di allagamento della Grande Mela a seguito del passaggio di un uragano. La piattaforma – frutto della tesi di dottorato di Matteo Benetti - grazie ad un modello tridimensionale consente di visualizzare l’evoluzione spaziale delle acque su strade, quartieri e infrastrutture, individuando le aree più esposte al rischio e suggerendo percorsi più sicuri da seguire durante un’emergenza.
«Le applicazioni di questa tecnologia si possono potenzialmente estendere ben oltre il contesto di Geoflood Studio», spiega Marco Pilotti, professore di Idraulica all’UniBs, che evidenzia come anche sul territorio bresciano tali strumenti possano supportare la pianificazione urbana, in particolare lungo i corsi d’acqua, nelle aree montane o più soggette a rischio di allagamento. «Se nella zona non ci sono rischi di allagamento non si vede nulla, ma se invece ci sono la piattaforma consente di vedere come sarebbe muoversi in questo spazio allagato ed anche di individuare, ad esempio, il percorso ottimale per raggiungere un punto sicuro». La piattaforma, nel bresciano, è già stata implementata per la Valle Camonica su uno scenario 500ennale.



