L’Italia, con i suoi oltre 8.300 chilometri di costa, è un Paese che vive in relazione continua con il mare. Non soltanto in una dimensione turistica, particolarmente attuale in questi giorni; il mare, oltre che storicamente fonte di sostentamento, è anche uno degli elementi fondamentali su cui poggia l’economia nazionale, con fondamentali ricadute anche nel sistema economico bresciano. L’agenzia Unctad delle Nazioni Unite stima che nel 2025 oltre l’80% del volume delle merci oggetto di commercio internazionale è stato trasportato via mare.
I principali punti di accesso attraverso cui queste merci raggiungono i nostri mercati sono i porti, veri e propri pilastri del nostro sistema economico. Questo dato appare particolarmente interessante per una provincia a forte vocazione manifatturiera com’è Brescia: attraverso gli scali portuali giungono a noi le merci e i prodotti che finiscono sugli scaffali dei negozi o nei grandi hub di distribuzione del commercio online. Arrivano però anche materie prime e semilavorati che entrano nelle nostre industrie, da cui ne escono poi prodotti finiti, che a loro volta necessitano di essere trasportati in altri luoghi del mondo.
Gli scali
Guardando alla realtà bresciana, sorprende però constatare che i porti di riferimento non sono soltanto quelli italiani affacciati sul Mediterraneo, ma rientrano in questa categoria anche gli scali portuali del Nord Europa.
Il sistema portuale ligure, incentrato sull’importante hub di Genova, e quello adriatico – in cui primeggia il porto di Trieste – si trovano in competizione perenne con altri scali portuali affacciati sul Mare del Nord. Tra i principali: Rotterdam, nei Paesi Bassi (che, da decenni, è il più trafficato porto europeo); Anversa, in Belgio; Amburgo, in Germania.

La scelta di un porto piuttosto che un altro è determinata da due fattori principali: i costi e la velocità. Per quanto attiene al primo aspetto, alcune ricerche condotte negli ultimi anni stimano che i costi per raggiungere i porti italiani e quelli nordeuropei e per effettuare le operazioni di trasbordo delle merci siano pressoché equivalenti. La velocità, quindi, è il vero elemento chiave capace di orientare le scelte. In questo senso, una ricerca condotta da docenti e ricercatori dell’Università di Pisa ha calcolato che un prodotto proveniente dalla Cina impiega circa 32 giorni per giungere in Lombardia transitando per Genova, contro i circa 34 necessari passando da Rotterdam. Di contro, se l’origine (o la destinazione) è il Nord America, esso impiegherà 18 giorni via Genova, contro i 16 necessari passando per Rotterdam.
Le scelte
Questa situazione influisce in modo determinante nella scelta della rotta per le merci: fonti del Ministero dei Trasporti stimano che – ogni anno – circa 406.000 container da 20 piedi vengano spediti via treno dalla Pianura Padana verso i porti dell’Europa del Nord.
È importante sottolineare che, nella realtà bresciana – così dipendente da altri territori per la movimentazione delle merci in entrata e in uscita – l’integrazione con altre modalità di trasporto resta un elemento sostanziale. Il potenziamento delle infrastrutture stradali e ferroviarie – specialmente se dirette oltre l’arco alpino – e lo sviluppo di uno scalo merci incentrato sull’aeroporto di Montichiari possono fare realmente la differenza, soprattutto in un periodo in cui note difficoltà geopolitiche stanno fortemente penalizzando il trasporto marittimo.



