Nel primo trimestre del 2026 l’export bresciano cresce dello 0,7% su base tendenziale, toccando quota 5.123 milioni di euro. Il quadro, tratteggiato dai Centri studi di Confindustria Brescia e Confapi Brescia sulla base dei dati Istat, resta tuttavia a luci ed ombre.
Se infatti tale evoluzione si inserisce in un contesto di costante ripresa delle vendite all’estero per il Made in Brescia (per la sesta rilevazione trimestrale consecutiva con segno positivo) e vede la nostra provincia superare di misura il dato regionale (0,0%) ma non quello nazionale (1,3%) ed internazionale (5,5%), vale la pena di evidenziare che nel medesimo periodo le quotazioni delle principali materie prime utilizzate nei processi produttivi dalle imprese bresciane hanno registrato notevoli incrementi (rame +37,2%, alluminio +21,4% e rottame ferroso +9,2%) con ricadute su un valore complessivo dell’export «gonfiato».
Con una tendenza opposta alle esportazioni, inoltre, le importazioni evidenziano un’ingente contrazione (-11,7% sul primo trimestre del 2025), ripercuotendosi a loro volta sul saldo commerciale, che risulta cresciuto di 405 milioni in un anno e passa da 1.917 a 2.323 milioni, il secondo valore più alto di sempre.
Il quadro
Nel complesso, Brescia si attesta al sesto posto nella classifica delle province italiane per valore dell’export, dopo Milano (13.898 milioni), Firenze (8.139), Arezzo (7.575), Torino (6.875) e Vicenza (5.554). Dal punto di vista del saldo commerciale, la nostra provincia si conferma in quarta posizione preceduta solamente da Vicenza (3.252 milioni), Modena (2.999) e Arezzo (2.894).
L’analisi delle esportazioni per aree geografiche rende il quadro più leggibile. La crescita del +0,7% del Made in Brescia è dovuta principalmente al mercato dell’Ue (+5,0%), dinamica certo condizionata dalla Germania, mercato principe di riferimento per la nostra provincia, che registra un significativo +5,2%. Rimanendo sempre nel Vecchio Continente, anche Spagna e Regno Unito forniscono un contributo importante alla crescita (rispettivamente +6,6% e +18,9%) mentre al di fuori dell’Europa, si sperimentano generalizzati segni meno, in parte giustificati dal rafforzamento dell’euro, il cui cambio effettivo nominale è cresciuto +5,8%.
Mondo e settori
In particolare, si evidenziano le flessioni riscontrate in Brasile (-16,5%), Cina (-8,4%) e India (-33,9). Un discorso a parte merita il caso Usa, verso il quale le esportazioni bresciane sono calate del -8,4% per effetto del forte apprezzamento dell’euro (+11,2% sul dollaro) e delle politiche protezionistiche avviate da Trump. Arretrano inoltre l’America centro-meridionale, con esportazioni inferiori ai 104 milioni di euro (-10,8%), e l’Africa (123 milioni circa, -18,7%).
A livello settoriale, spiccano gli incrementi per prodotti alimentari e bevande (+3,2%), articoli in gomma e materie plastiche (+3,7%) e prodotti della metallurgia (+6,0%), su la cui evoluzione incidono i rialzi delle quotazioni delle materie prime.
I commenti

«Prendiamo il dato come incoraggiante, nonostante quanto sta avvenendo nel mondo», commenta Maria Chiara Franceschetti, vicepresidente Confindustria Brescia con delega all’internazionalizzazione che si sofferma sull’importante ripresa della Germania, e più in generale dell’Unione Europea. Un recupero, dice, che va interpretato come «un dato rassicurante» anche se «è troppo presto per considerarlo un trend consolidato. Nel contempo – evidenzia –, le vendite extra Ue registrano un andamento meno positivo. Tale aspetto è legato a un calo fisiologico, dopo diversi trimestri in rialzo (penso a Cina e India) e anche al generale apprezzamento dell’euro rispetto alle altre valute, tema che ha inciso nel complesso su tutte le dinamiche evidenziate».

«I dati confermano la solidità del sistema produttivo bresciano e la capacità dei nostri imprenditori di affrontare scenari complessi», le fa eco il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua, che affonda: «Le imprese bresciane competono su qualità, innovazione, flessibilità e capacità produttiva, ma non possono essere lasciate sole in una partita internazionale giocata su condizioni non omogenee, dal costo dell’energia agli oneri regolatori, fino alle politiche industriali dei grandi blocchi economici».



