Economia

Fotovoltaico, quali bonus sono attivi nel 2026

Marco Papetti
Diversi gli strumenti a disposizione di famiglie, imprese e agricoltori per le spese legate all’installazione di pannelli solari
Il fotovoltaico è una delle principali fonti rinnovabili di energia - © www.giornaledibrescia.it
Il fotovoltaico è una delle principali fonti rinnovabili di energia - © www.giornaledibrescia.it
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Detrazioni fiscali per chi installa pannelli fotovoltaici, con percentuali diverse a seconda dell’abitazione in cui si effettuano i lavori. È il meccanismo di base del bonus fotovoltaico, prorogato per il 2026 dall’ultima legge di Bilancio. Ma non è l’unica agevolazione di cui potranno usufruire quest’anno famiglie, imprese e agricoltori per le spese legate all’installazione di pannelli solari.

Il bonus fotovoltaico

Il cosiddetto bonus fotovoltaico è in realtà una costola del bonus ristrutturazioni, che include anche gli interventi per installare questo tipo di impianti per la produzione di energia elettrica e la riduzione dei consumi energetici. L’aliquota della detrazione cambia a seconda dell’abitazione su cui si eseguono i lavori:

  • Al 50% per la prima casa
  • Al 36% per la seconda casa o per un altro immobile diverso dall’abitazione principale.

Il tetto massimo di spesa su cui è calcolata l’agevolazione è lo stesso in entrambi i casi ed è fissato a 96.000 euro. Chi accede al bonus si vede restituito l’incentivo sotto forma di detrazione Irpef, distribuita in 10 anni. Non ci sono più, invece, lo sconto in fattura e la cessione del credito.

Possono richiedere il bonus i contribuenti i seguenti soggetti a Irpef che sostengono le spese:

  • Proprietari e nudi proprietari di immobili;
  • Usufruttuari, locatari e comodatari;
  • Familiari conviventi o conviventi more uxorio;
  • Società di persone, imprese e cooperative edilizie;
  • Condomini (per interventi sulle parti comuni).

Tra i requisiti c’è il pagamento tramite bonifico parlante. I documenti richiesti per richiedere il bonus sono:

  • Titolo edilizio (Cila, Scia, permesso di costruire);
  • Asseverazione tecnica e Ape (se richiesto);
  • Fatture dettagliate e bonifici parlanti;
  • Dichiarazione di conformità impianto.

Per gli agricoltori: il Parco agrisolare

C’è anche un’agevolazione per gli imprenditori agricoli. È il Parco agrisolare, introdotto con il Pnrr, che prevede un incentivo a fondo perduto fino all’80% per l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di edifici strumentali agricoli e agroindustriali. A disposizione ci sono risorse complessive per 789 milioni di euro. Per accedervi occorre fare richiesta sul portale del Gestore dei servizi energetici (Gse) entro il 9 aprile.

In questo caso il limite massimo di spesa per ciascun beneficiario è fissato a 2.260.000 euro. La percentuale cambia a seconda del tipo di impianto che si installa:

  • È all'80% delle spese ammissibili se l’impianto fotovoltaico ha una potenza tra i 6 e i 200 kWp;
  • al 65% se la potenza è tra 200 e 500 kWp;
  • al 50% se è maggiore di 500 kWp, fino a un massimo di 1000 kWp.

Possono accedere all’incentivo del Parco agrisolare:

  • gli imprenditori agricoli;
  • le imprese agroindustriali;
  • le cooperative agricole e consorzi;
  • soggetti aggregati.

Per le imprese: il maxi-ammortamento

Una novità introdotta dalla legge di Bilancio è un iperammortamento fino al 180% per le spese fino a 2,5 milioni, dedicato alle imprese che investono in energia solare.

La misura sostituisce il precedente sistema dei crediti d’imposta e permette di ammortizzare un valore fiscale superiore alla spesa effettiva. Il meccanismo funziona a scaglioni, in base all’importo degli investimenti:

  • Per le spese fino a 2,5 milioni di euro l’aliquota è al 180%;
  • Per quelle tra i 2,5 e i 10 milioni di euro è prevista una maggiorazione del 100%;
  • Per quelle tra i 10 e i 20 milioni di euro del 50%.

Reddito energetico nazionale

Infine, un’ultima misura per le famiglie è il Reddito energetico nazionale, per i nuclei con Isee fino a 15mila o 30mila euro con quattro figli a carico. In questo caso lo Stato si fa carico di tutta la spesa per l’installazione dell’impianto, che deve avere una potenza compressa tra i 2 e i 6 kW. La famiglia utilizza l’energia prodotta dall’impianto per i propri consumi e cede al Gestore dei servizi energetici la quota di energia non utilizzata, che finanzia il fondo per altri cittadini.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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