Nel secondo trimestre di quest’anno la produzione delle fonderie bresciane e italiane ha rallentato. I dati dell’ultima indagine di Assofond dicono che da inizio aprile a fine giugno l’indice congiunturale (rispetto al primo trimestre) è stato di 53,1 punti, in lieve miglioramento (50 è la soglia di neutralità sui tre mesi precedenti), ma è arretrato nel confronto con lo stesso periodo del 2025, con un indice tendenziale di 49,4 punti.
A comporre il dato aggregato però sono dinamiche molto diverse tra loro, sia per i risultati emersi considerando le dimensioni delle imprese analizzate, sia per i comparti. A trainare la produzione infatti sono solo le realtà più grandi e strutturate, in crescita fino a 63,9 punti sul primo trimestre e fino a 69,4 punti rispetto a 12 mesi fa.
Al contrario le piccole e medie imprese hanno pareggiato con il trimestre precedente, ferme a 50, e sono arretrate rispetto allo stesso periodo del 2025 fino a 43,5 punti.
Al capitolo comparti, la performance migliore è stata quella delle fonderie di metalli ferrosi (congiuntura a 57,8), mentre le non ferrose sono indietreggiate nettamente fino a 40,9 punti, sia sul trimestre che sull’anno precedente. Per i fatturati la tenuta è più diffusa, con congiuntura a 55 e tendenza a 53,8, ma si è confermata la dinamica già osservata nel 2025, con i ricavi che hanno retto meglio dei volumi perché sostenuti dall’effetto-prezzi più che dalla domanda reale. Coerente con questo quadro non brillante anche il dato sulla fiducia delle imprese: giudizio sul trimestre a 48,5 punti e aspettative a sei mesi a 49,4, entrambi leggermente negativi.
Il trend
Il risultato trimestrale si innesta su un trend di lungo periodo che il report annuale del Centro studi Assofond aveva già fotografato. Nel 2025 la produzione è scesa dell’1,6% a 1,61 milioni di tonnellate, terzo anno consecutivo di arretramento, che ha portato i livelli produttivi sotto quelli registrati durante la crisi finanziaria del 2009, senza che oggi si intravedano però le condizioni per un rimbalzo analogo a quello avvenuto allora o dopo la pandemia del 2020.
Dal picco del 2021 il settore ha perso 330.000 tonnellate di produzione, e rispetto al massimo storico del 2007 il ridimensionamento è di circa 40%. Secondo gli analisti l’arretramento non sarebbe più riconducibile a una fase ciclica ma a una trasformazione strutturale vera e propria, che interessa anche gli altri Paesi europei. Stando ai dati raccolti dalla Federazione europea delle fonderie, la situazione di Germania, Francia e Spagna (e inevitabilmente anche l’Italia) ancora peggiore.



