Via libera del Consiglio dei ministri al decreto lavoro, il provvedimento che sancisce l'arrivo del salario giusto: il governo lo mette nero su bianco come frutto della contrattazione e lo lega a doppio giro agli incentivi all'occupazione. Il pacchetto vale circa 1 miliardo. E avvia nuovi bonus per giovani, donne e Mezzogiorno, che vanno fino a 650 euro al mese per gli under 35 e a 800 euro per le lavoratrici svantaggiate nell'area Zes.
Ci sono le norme per il contrasto al caporalato digitale e più tutele ai rider, ma anche i rinnovi contrattuali: se non avvengono entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni sono adeguate forfettariamente al 30% dell’inflazione.
«Lavoro stabile»
A scandire la principale novità è la stessa premier Meloni, che scende, non annunciata, in conferenza stampa dopo la riunione. Il decreto altro non è che «ulteriore tassello» di una strategia messa in campo da inizio legislatura, rivendica la presidente del Consiglio, che ha portato a «1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila precari in meno». Più «lavoro stabile e meno precarietà», sintetizza citando i numeri dell'Istat, che certificano che «oggi più di ieri l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro», rivendica la premier, sottolineando che approvare misure sul lavoro è «il modo migliore per celebrare» la Festa dei lavoratori.
Ecco quindi il nuovo salario «giusto» – al posto del salario minimo che è, dicono da FdI, un «logoro vessillo della sinistra» – legato alla contrattazione collettiva nazionale, che aprirà la porta agli incentivi. Niente fondi pubblici invece, a «chi sottoscrive contratti pirata e sottopaga i lavoratori». Una linea che rimarca anche la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, che difende il lavoro di qualità e stabile, e assicura che con le parti sociali «le interlocuzioni ci sono e il governo ascolta».

Il testo individua i criteri per il salario giusto, che prende a riferimento il trattamento economico complessivo e richiama i contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative – un punto dirimente per Cgil Cisl e Uil –, rispetto ai quali la retribuzione non può essere inferiore. Un modo per contrastare il dumping. La norma – sottolinea la nota di Palazzo Chigi – favorisce la concorrenza leale e valorizza l’autonomia di sindacati e datori, evitando l’imposizione di un salario minimo fissato per legge e lasciando alla contrattazione le voci retributive.
Novità
Tra le misure debuttano anche sgravi contributivi per le imprese che adottano strumenti per la conciliazione tra lavoro e vita familiare: fino a 50mila euro annui ad azienda.
Conti alla mano, gli incentivi all’occupazione sono 934 milioni, di cui 497,5 milioni solo per i giovani e la stima di 52.400 assunzioni previste. Al nastro di partenza dunque i nuovi bonus per le assunzioni - fino a fine anno - di giovani, donne e nelle aree Zes, oltre a un nuovo incentivo per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a indeterminato. In particolare per l'assunzione stabile delle lavoratrici svantaggiate è riconosciuto, per massimo 24 mesi, l'esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro fino a 650 euro mensili; cifra che sale a 800 euro se residenti nelle regioni della Zes. Per gli under 35 il tetto è di 500 euro mensili.
Altra novità riguarda i rider: l'accesso alla piattaforma digitale può avvenire con Spid, Carta di identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) o con un account rilasciato dalla piattaforma con un sistema di autenticazione a più fattori. L’obiettivo è rafforzare le tutele per i ciclofattorini ed evitare «la proliferazione» dell’uso di un account.



