Rider sfruttati, controllo giudiziario su Deliveroo per caporalato

L’ipotesi è che il colosso del delivery abbia sfruttato 20.000 lavoratori sul territorio milanese e nazionale, approfittando del loro stato di bisogno
Un rider di Deliveroo
Un rider di Deliveroo
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Il pm di Milano Paolo Storari ha disposto il controllo giudiziario di Deliveroo, colosso del delivery food, dopo quello nei confronti di Glovo, e sempre per caporalato sui rider.

In questo caso sarebbero stati sfruttati, con paghe sotto la soglia di povertà, e approfittando del loro stato di bisogno, 3000 lavoratori sul territorio milanese e 20.000 su quello nazionale.

L’amministratore giudiziario dovrà lavorare per regolarizzare le loro posizioni. La società e il suo amministratore unico sono indagati.

Retribuzione «sotto la soglia di povertà»

Secondo chi indaga, l’amministratore dell’azienda Andrea Zocchi avrebbe corrisposto ai rider una retribuzione «in alcuni casi inferiore fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva», comunque «non proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato» e in violazione dei Contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale. La stessa società è risulta indagata per responsabilità amministrative degli enti. Il provvedimento dovrà essere convalidato dal gip.

Il caso Glovo

Nelle indagini sul caso Glovo, condotte dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, è invece indagato lo spagnolo Pierre Miquel Oscar, amministratore di Foodinho (indagata anche la società), per caporalato. In qualità di amministratore unico, scrive il pm Storari, «impiegava manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori».

In particolare, si legge nel decreto, «corrispondeva ai rider in stato di bisogno e operanti sul territorio milanese e nazionale (rispettivamente pari a circa 2.000 e 40.000 lavoratori), una retribuzione in alcuni casi inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva».

Somme che, per il tipo e la quantità di lavoro prestato, non garantiscono ai rider una «esistenza libera e dignitosa» e che sono «difformi» rispetto ai contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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