La provincia di Brescia non è nuova a queste forme di partecipazione strette e responsabili dei dipendenti alle sorti delle aziende per cui lavorano. La partecipazione societaria dei lavoratori da noi ha una storia lunga, condotta dalla cultura metalmeccanica e siderurgica, ma anche dalla spinta del sindacalismo partecipativo, in particolare della Fim Cisl e della Fiom Cgil.
Nel bresciano il modello si è sviluppato con i piani di azionariato diffuso (nelle grandi aziende) e con il fenomeno dei «workers buyout» nelle imprese in crisi o in fallimento, dando luogo a operazioni come quella della Scalvenzi di Pontevico nel 1982, uno dei primissimi casi in Italia in cui i dipendenti acquistarono quote o azioni diventandone (in quel caso attraverso cooperativa) i nuovi gestori, tra l’altro ancora oggi in attività.
L’operazione di Fiat coinvolse i dipendenti Iveco
Uno degli esempi bresciani di partecipazione più coinvolgenti, per l’importanza dell’impresa che la metteva in atto e il numero di dipendenti coinvolti, è stata l’operazione di azionariato diffuso lanciata da Fiat e Comau (il braccio operativo nell’automazione industriale nelle fabbriche Fiat) tra la fine degli anni Ottanta e il 1990. In quel momento la Fiat si rivolse a tutti i dipendenti – tra loro anche quelli dei siti collegati alla galassia Fiat tra i quali anche Iveco Brescia – dando loro la possibilità di acquistare pacchetti di azioni ordinarie a un prezzo di favore, e per incentivare adesione e mantenimento dei titoli in portafoglio per almeno uno-tre anni abbinò un’azione gratuita ogni due o tre azioni acquistate, a seconda dello scaglione o del piano specifico.
In Valcamonica il 10% della Metalcam
Altro episodio ben noto è quello della camuna Metalcam, di Breno, che nel 2007 avvio un’iniziativa (ancora in vigore) in cui circa 130 dei suoi 260 dipendenti, sia operai che impiegati e quadri, decisero di scommettere sul futuro dell’impresa acquistando il diritto ad avere un proprio rappresentante della Rsu nel consiglio di amministrazione aziendale.
In quel caso fu anche creata un’apposita società per azioni, la Lavoro spa, che acquistò il 10% delle azioni Metalcam per 15 milioni di euro, impiegando le somme sottoscritte dai lavoratori per un terzo nel capitale sociale della Lavoro spa e per due terzi trasformate in prestiti obbligazionari.
Spazi all’intraprendenza dei dipendenti di questo tipo sono stati favoriti anche alla Centrale del Latte di Brescia e in A2A. La Centrale conta tra i suoi soci poco meno di 70 dipendenti, ex dipendenti e collaboratori della società, che insieme detengono quasi l’1% del capitale sociale.
In A2A invece – come raccontato ampiamente in questa pagina – l’anno scorso è stato sancito l’avvio ufficiale del progetto Life Sharing, un sistema di durate triennale (2025-2027) che consente agli oltre 13.000 dipendenti, di cui circa 2500 bresciani, di diventare azionisti.
Con questo modello d’azione i dipendenti riceveranno ogni anno, per tre anni, un pacchetto d’azioni pari a 500 euro, e allo stesso tempo potranno acquistarne a prezzo di mercato ma sfruttando condizioni agevolate.


