A2A, seimila lavoratori hanno acquistato azioni col bonus

I dipendenti della multiutility sono diventati azionisti grazie al piano «Life Sharing». I vantaggi dell’agevolazione sono inversamente proporzionali al ruolo professionale ricoperto. Un riconoscimento è arrivato dal Cnel
Angela Dessì
Quasi metà dei dipendenti di A2A ha acquistato le azioni con il bonus
Quasi metà dei dipendenti di A2A ha acquistato le azioni con il bonus

A2A incassa il «bollino Cnel» per la partecipazione e le buone pratiche dei lavoratori mentre sono già quasi 6 mila i dipendenti del gruppo interessati dai vantaggi del piano di azionariato diffuso A2A Life Sharing, in particolare all’acquisto vero e proprio di azioni. In questi giorni, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha riconosciuto al gruppo guidato dall’ad Renato Mazzoncini l’adozione di buone pratiche in materia di partecipazione dei lavoratori alla gestione, agli utili, al capitale, all’organizzazione dell’impresa e di consultazione.

Modelli di governance partecipativa

Il «Bollino Cnel (istituito per effetto della Legge n.76 del 2025 ed assegnato dalla Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori) si pone infatti l’obiettivo di promuovere modelli di governance partecipativa promossi da imprese, cooperative ed enti del terzo settore valorizzando realtà che, come A2A, si distinguono in questi comparti, e declina la motivazione alla base dell’attestazione su tre dimensioni. In primis, la dimensione economico finanziaria, perché anche in assenza di premio di risultato, il piano di azionariato diffuso di A2A «valorizza il coinvolgimento diretto dei lavoratori, prevedendo anche quote di azioni gratuite e incentivi».

La sede di A2A a Brescia in via Lamarmora
La sede di A2A a Brescia in via Lamarmora

Poi, la dimensione organizzativa, in quanto viene data molta importanza agli organismi bilaterali paritetici per il confronto e miglioramento dei processi e della gestione del piano. Infine, ultima ma non ultima, la dimensione consultiva, perchè viene riconosciuto il valore che A2A ha messo nella consultazione delle rappresentanze sindacali per la definizione di scelte rilevanti come il piano stesso.

A2a Life Sharing – approvato dall’assemblea dei soci nell’aprile 2025 – ha durata triennale e prevede di fatto due misure, che si «incastrano» bene con i principi del Cnel. Da un lato, la distribuzione gratuita di 1500 euro in azioni a ciascun dipendente eligible in 3 anni (500 euro nel 2025, 500 nel 2026 e 500 nel 2027) esclusi i dirigenti, a cui andrà solo una azione per ogni ciclo. Dall’altro, l’acquisto di azioni con bonus (azioni matching da parte dell’azienda) inversamente proporzionale al ruolo professionale ricoperto. In pratica, un operaio che acquista un’azione ne riceve una gratis dall’azienda; un impiegato/quadro ne riceve una gratis ogni 3 acquistate ed un dirigente ne riceve una gratis ogni 5 acquistate.

I numeri dell’adesione

Inutile dire che il piano è piaciuto, e non solo in terra bresciana. Ad oggi le adesioni a Life Sharing sono stare oltre 11 mila, pari a circa il 90% dei circa 13 mila aventi diritto (lavoratori con contratto di lavoro a tempo indeterminato o di apprendistato ) e di questi circa il 54% ha deciso di acquistare delle azioni (poco meno di 6 mila lavoratori). Nella nostra provincia, tutti i 2500 dipendenti hanno aderito al piano, anche se non è possibile ancora isolare il dato di quanti hanno nel nostro territorio provveduto anche all’acquisto di azioni.

A2a ha peraltro anche avviato un programma interno di educazione finanziaria per favorire una maggiore consapevolezza rispetto all’adesione all’iniziativa e, in generale, all’impiego delle proprie risorse economiche. A2A Life Sharing si aggiunge agli interventi di welfare già implementati, come il sostegno alla genitorialità con il Piano A2A Life Caring che destina 120 milioni di euro al 2035 alle mamme e ai papà del gruppo. Il «bollino Cnel» incassato dalla multiutility, che mira appunto a promuovere la partecipazione dei lavoratori nelle imprese, nelle cooperative e negli enti del terzo settore, in linea appunto con la legge 76/2025 ma anche con l’articolo 46 della Costituzione italiana, fornisce dunque un segnale pubblico chiaro circa l’adozione di strumenti concreti di partecipazione, che includano il personale non solo nella consultazione, ma anche nella definizione delle linee strategiche, nella gestione organizzativa e finanziaria, e in alcuni casi nella proprietà aziendale stessa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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