La Commissione europea prova ad alleggerire l’impatto dei nuovi dazi statunitensi sulle esportazioni europee. Ha presentato a Washington una richiesta di esenzione per centinaia di prodotti dall’aliquota del 15% prevista dall’accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti. La lista, già trasmessa all’amministrazione americana, è attualmente oggetto di confronto tra le due parti.
La notizia è stata anticipata da Euractiv, che riferisce di aver visionato il documento predisposto dalla Commissione, ed è stata successivamente confermata dalla stessa Commissione europea, che ha riconosciuto l’esistenza della lista e del negoziato in corso con gli Stati Uniti.
Secondo il documento, Bruxelles sostiene di aver già rispettato gli impegni assunti con la Dichiarazione Ue-Usa del 21 agosto 2025. Le norme di attuazione dell’intesa raggiunta a Turnberry, approvate dal Parlamento europeo lo scorso 16 giugno, hanno infatti eliminato i dazi europei su numerosi prodotti industriali statunitensi e introdotto un accesso preferenziale per alcuni prodotti agricoli e ittici americani attraverso tariffe ridotte.
L’accordo era stato però accolto con forti critiche da parte di una parte dell’Eurocamera, che lo aveva definito «fortemente sbilanciato», evidenziando come alcuni prodotti europei continuino a essere soggetti a dazi elevati negli Stati Uniti, mentre una parte significativa delle esportazioni americane entra nel mercato europeo a dazio zero.
Eccellenze
Proprio per riequilibrare questo scenario, la Commissione ha chiesto agli Stati Uniti di ampliare le esenzioni tariffarie. Tra i prodotti inseriti nell’elenco figurano alcune delle principali eccellenze agroalimentari europee: vino, spumanti, olio d’oliva, olive, pasta, tartufi, salumi e formaggi come Pecorino e Roquefort. La richiesta comprende inoltre bevande alcoliche quali brandy, sidro, birra e diversi distillati, tra cui whisky, gin, rum, vodka e liquori.
La proposta interessa anche il comparto ittico, con prodotti come tonno, salmone affumicato, spigola e polpo, e una parte rilevante dell’industria manifatturiera europea. Nell’elenco compaiono infatti macchinari agricoli, robot industriali, apparecchiature elettriche, strumenti per la produzione di semiconduttori e prodotti chimici. Tra le richieste di esenzione rientrano anche numerosi dispositivi sanitari, dai fili di sutura ai kit diagnostici, dalle medicazioni per ferite ai tavoli operatori.

Secondo Bruxelles, molti dei prodotti indicati sono difficilmente sostituibili sul mercato statunitense oppure rivestono un ruolo strategico per obiettivi condivisi, come la sicurezza economica, la reindustrializzazione e la resilienza delle catene di approvvigionamento. L’elenco, tuttavia, non è definitivo. Un portavoce della Commissione ha spiegato che potrebbero essere aggiunti ulteriori settori e prodotti e ha ribadito che l’esecutivo europeo è «fortemente impegnato nel dialogo con gli Stati Uniti» per ottenere un’intesa sulle esenzioni.
Al momento, quindi, nessuna delle deroghe richieste è stata ancora approvata da Washington. La lista rappresenta la posizione negoziale dell’Unione europea nell’ambito di un confronto ancora aperto con l’Amministrazione statunitense.
Sul biologico
Nel frattempo l’Unione europea punta a rafforzare la tutela della produzione biologica e a garantire condizioni di concorrenza più eque con i prodotti importati dai Paesi terzi.
La commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sulla revisione delle norme in materia di produzione, etichettatura, certificazione e commercializzazione dei prodotti biologici, aprendo la strada ai negoziati con il Consiglio dell’Ue.
Tra le principali novità, il Parlamento chiede che il logo biologico dell’Unione possa essere utilizzato sui prodotti provenienti da Paesi extra Ue solo se rispettano standard equivalenti a quelli europei e ulteriori requisiti di produzione e controllo. L’obiettivo è rafforzare la fiducia dei consumatori e tutelare gli operatori europei dalla concorrenza sleale.
I deputati propongono inoltre di ampliare le esenzioni dalla certificazione biologica per i piccoli operatori che vendono prodotti sfusi direttamente ai consumatori. La soglia di fatturato annuo salirebbe da 20.000 a 25.000 euro, mentre il limite delle vendite passerebbe da 5.000 a 10.000 chilogrammi l’anno, per evitare che gli aumenti dei prezzi escludano molte piccole aziende dal regime agevolato. La proposta introduce anche modifiche alle norme sull’alloggiamento del pollame, con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi e logistici senza compromettere gli standard del biologico.
«Il mio obiettivo è fornire al settore un quadro normativo stabile che semplifichi, dove possibile, alcune regole, senza però stravolgerle dopo pochi anni di attuazione. Si tratta di un quadro che preservi la qualità e quindi la reputazione del settore, in Europa e nel mondo, nel rispetto dei consumatori», ha dichiarato la relatrice del provvedimento, l’italiana Camilla Laureti dei Socialisti.
La commissione parlamentare ha inoltre dato il via libera all’avvio dei negoziati con il Consiglio dell’Ue. L’obiettivo delle istituzioni europee è raggiungere un accordo entro la fine del 2026, prima della scadenza delle attuali norme sulle importazioni di prodotti biologici prevista per il 31 dicembre.




