Boom di prodotti «bio», a Brescia il primato nella produzione

Molte luci ma, anche, qualche ombra caratterizzano il settore del biologico in Italia. Partiamo dalle luci. Otto ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano ingredienti o propongono prodotti biologici: soprattutto ortofrutta, olio extra vergine di oliva, passate, latte e miele.
Estremamente diffusa anche la presenza di vini bio: l’85% dei ristoratori e dei bar propongono vini biologici. questo un estratto della ricerca, presentata nei giorni scorsi da Nomisma, durante la recente edizione di Sana, tenutasi a Bologna.
I numeri della ricerca
Il settore del bio è in crescita e sempre più maturo tanto che nel 2025 le vendite hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro (+6,2%). Di questi 5,5 afferiscono prevalentemente ai consumi domestici mentre oltre 1,35 miliardi di euro sono consumi che passano per il canale fuori casa. Per quest’ultimo ambito le motivazioni legate all’inserimento del biologico sono principalmente riconducibili alla volontà di conferire al locale un posizionamento premium legato alle caratteristiche distintive di qualità del prodotto biologico (51%).
Accanto a questo driver, tra le ulteriori motivazioni il bio è visto come espressione di una scelta etica e di sostenibilità (46%), nonché di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%).
Una filiera locale sinergica
Tra le motivazioni che spingono a introdurre prodotti biologici c’è anche la sinergia tra i diversi attori della filiera: alcuni ristoratori (38%) propongono prodotti bio proprio perché attivati dai produttori locali. La distribuzione moderna si conferma, comunque, il primo canale di acquisto di biologico, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani. Nel 2025 le vendite di biologico nel canale si attestano a 3,5 miliardi di euro (+6,1% rispetto al 2024); il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel bio, che nell’ultimo anno hanno visto un incremento del valore delle vendite del +7,5%.
Primato europeo dell’Italia
Con 2,5 milioni di ettari coltivati a biologico, l’Italia detiene il primato europeo per incidenza sulla Superficie agricola utilizzata (SAU), raggiungendo il 20,2%, avvicinandosi sensibilmente all'obiettivo Ue del 25% fissato per il 2030. E dal punto di vista strutturale, emerge un elemento distintivo: le imprese biologiche risultano mediamente più grandi e organizzate rispetto alla media nazionale, con una dimensione di circa 28 ettari, quasi il triplo rispetto al dato generale che è di 11 ettari.
Segnale di minore frammentazione e maggiore capacità di investimento e di integrazione di filiera. In Lombardia la provincia di Brescia è uno delle più significative tanto da posizionarsi costantemente tra le prime in Lombardia per numero di operatori biologici e per superficie agricola biologica (quasi 2.500 ettari), spesso contendendo il primato a Pavia o Mantova.
Luci ed ombre. Tornando al record del biologico italiano occorre però anche rimarcare che non è tutto oro quello che luccica.
Pesa la minaccia dell’eccesso di burocrazia che colpisce le imprese agricole bio, costrette a un surplus di adempimenti che sono superiori fino al 30% rispetto all’agricoltura tradizionale, già peraltro più che vessata dalle «carte». Tanto è verso che secondo una recente analisi del Crea l’eccessiva burocrazia è la causa dell’abbandono della produzione biologica in ben otto casi su dieci. Infatti l’aggravio di oneri amministrativi e le complicazioni ad essi legata, spesso prive di senso, pesa soprattutto sulle aziende di piccole e medie dimensioni inducendole a rinunciare alla certificazione.
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