Con il «via libera» del Consiglio regionale, la Lombardia è la prima ad aver approvato una legge che disciplina l’insediamento dei data center sul territorio. Un primato giustificato dal fatto che la regione ospita quasi la metà delle strutture italiane: 67 data center nel 2024 su 168. L’iniziativa però non mette d’accordo tutte le parti, anzi. Se dalle file del centrodestra si levano i plausi, da quelle delle opposizioni piovono le critiche.
Dialettica
«La Lombardia – spiega l’assessore agli Enti locali, Montagna e Risorse energetiche, Massimo Sertori – è uno dei principali poli europei per l’insediamento dei data center. Tuttavia, sino ad ora, questo sviluppo è avvenuto in assenza di una disciplina organica e di una visione unitaria. Con questa legge intendiamo colmare tale vuoto, offrendo regole certe, procedure omogenee e un quadro di riferimento stabile per gli investimenti. Vengono poi affrontate con serietà le principali criticità del settore – aggiunge Sertori –, in primis il consumo energetico e l’impatto sulle reti. La Regione eserciterà pienamente il proprio ruolo di monitoraggio e coordinamento, pur nella consapevolezza che la pianificazione delle grandi infrastrutture elettriche appartiene alla competenza nazionale».
Per Giorgio Maione, assessore all’Ambiente e clima, «è un risultato fondamentale: abbiamo lavorato per individuare un equilibrio virtuoso tra esigenze di crescita tecnologica e tutela dell’ambiente, dimostrando che il progresso non solo è possibile, ma può diventare un driver per la competitività. La Lombardia si dota di standard all’avanguardia, garantendo che lo sviluppo infrastrutturale sia sempre accompagnato da una visione attenta alla sostenibilità e al benessere del nostro territorio».
Sul fronte opposto, a evidenziare limiti e criticità della norma è il vicepresidente del Consiglio regionale, Emilio Del Bono (Pd): «Le finalità sono condivisibili ma gli strumenti messi in campo per orientare il mercato sono debolissimi. Il nodo centrale è l’assenza di una reale pianificazione regionale, al contrario di quanto sta succedendo in Irlanda, Spagna e Germania». Per l’ex sindaco di Brescia non si tratta di essere contro gli investimenti o contro l’innovazione tecnologica, ma ricordare che «la tecnologia deve essere al servizio delle persone e del territorio. Secondo i dati del Politecnico, la domanda energetica complessiva dei data center previsti in Lombardia equivarrebbe al consumo di suolo pari alla grandezza della città di Bergamo. È evidente che il tema non può essere affrontato senza una strategia complessiva».
La consigliera regionale dem Miriam Cominelli rimarca come «si continuino ad affrontare separatamente questioni che sono strettamente connesse: data center, aree idonee, rete elettrica, pianificazione territoriale. Servirebbe una visione sistemica e obiettivi chiari». Proprio per aprire un confronto il Pd ha chiesto un Consiglio regionale straordinario, che si terrà il 4 giugno.
Le associazioni
Variegate le reazioni delle associazioni. Confcommercio Lombardia, col vicepresidente vicario Carlo Massoletti, accoglie «con favore» la decisione del Pirellone: «Importante l’attenzione rivolta ai Distretti del Commercio lombardi, strumento strategico di innovazione urbana, attrattività e sviluppo economico locale ed auspichiamo che le misure compensative previste siano declinate sui temi delle smart city, dell’intelligenza artificiale, della formazione e dell’educazione delle Mpmi all’utilizzo delle nuove tecnologie».
Lancia invece un allarme Cia Agricoltori italiani Lombardia: «La legge non affronta fino in fondo il nodo centrale: la tutela reale del suolo agricolo – dichiara il presidente Paolo Maccazzola –. Parlare di priorità alle aree dismesse non basta se poi non esiste un vincolo chiaro che impedisca nuove trasformazioni delle campagne lombarde. E resta il problema delle infrastrutture collegate, che consumano quantità enormi di energia e un inevitabile hanno un impatto sul territorio».
L’organizzazione agricola chiede inoltre chiarezza sul tema dei costi energetici e infrastrutturali legati allo sviluppo del settore. Per Cia Lombardia è necessario «aprire una riflessione più ampia sull’effettiva utilità pubblica di interventi energetici destinati principalmente a sostenere attività private altamente energivore».



