Economia

la Lombardia approva la legge sui data center: è la prima in Italia

La sfida è accelerare sulla transizione digitale cercando di limitare l’impatto ambientale
Barbara Fenotti
Un data center
Un data center

La Lombardia accelera sulla transizione digitale, scommettendo sulla sostenibilità e sul recupero del territorio. Ieri, nonostante il voto contrario delle opposizioni, dal Consiglio regionale è arrivato il via libera alla legge che disciplina l’insediamento dei data center, introducendo regole e incentivi per le imprese. La nostra regione sarà così la prima in Italia a regolamentare queste infrastrutture.

La sfida

La sfida del provvedimento guidato dal relatore Jonathan Lobati (Forza Italia) è quella di governare il boom dei centri di archiviazione dati, limitando l’impatto ambientale, lo spreco idrico e il consumo di suolo agricolo. Lo si evince dalle premesse indicate nel «progetto di legge n. 123» presentato in aula e fortemente contestato dalle forze di opposizione.

Anche per la provincia di Brescia, la normativa introduce importanti novità. Ad esempio, uno dei pilastro della legge è il principio della «priorità insediativa»: in sostanza, i nuovi impianti digitali dovranno nascere all’interno di ex fabbriche, cave dismesse, siti contaminati o aree degradate.

Nel dettaglio

Per chi sceglie il recupero urbano sono previste misure premiali: corsie burocratiche accelerate, priorità nei bandi regionali e sconti fino al 30% sui contributi di costruzione comunali. Al contrario, la stretta sulle aree verdi è netta. Chi deciderà di edificare un data center consumando suolo agricolo andrà incontro a pesanti sanzioni economiche, con un incremento del contributo di costruzione del 50%, che sale al 75% se l’impianto ricade in zone protette. I fondi raccolti dai Comuni dovranno essere reinvestiti in interventi compensativi di forestazione e riqualificazione.

Risorse ambientali

Novità rilevanti riguardano anche la gestione delle risorse ambientali. Le strutture dovranno sfruttare fonti energetiche pulite e, soprattutto, recuperare il calore di scarto dei server per collegarsi alle reti di teleriscaldamento locali, un modello peraltro che a Brescia vanta una tradizione storica. Stop anche ai prelievi incontrollati di acqua pubblica per il raffreddamento: i data center del futuro dovranno basarsi sul riciclo delle acque grigie o su tecniche alternative a impatto zero.

La governance sarà strutturata secondo la potenza energetica degli impianti. Sotto i 5 megawatt i centri saranno compatibili con le destinazioni produttive e terziarie; sopra tale soglia scatterà l’obbligo di destinazione produttiva. Per i giganti superiori ai 10 MW la rilevanza diventa sovracomunale, imponendo una conferenza di concertazione per valutare l’impatto sociale.

La palla passa ora ai sindaci. I Comuni avranno centottanta giorni di tempo per mappare e aggiornare l’elenco di tutte le aree dismesse presenti sul proprio territorio. Per le amministrazioni locali che non rispetteranno i tempi scatterà il blocco immediato dei finanziamenti regionali. Una sfida burocratica e politica che ridisegnerà la mappa digitale del nostro territorio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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