Crisi e Patto di stabilità, il Sistema Brescia chiede una deroga
L’onda lunga della crisi energetica riaccende il fronte del Patto di stabilità europeo e riporta al centro del dibattito il nodo della competitività industriale. Le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico e le ripercussioni sulle rotte energetiche strategiche stanno alimentando un clima di forte incertezza tra le imprese manifatturiere, con timori di nuovi rincari e difficoltà negli approvvigionamenti.
In questo scenario, il mondo produttivo italiano torna a chiedere una deroga temporanea alle regole fiscali europee per consentire interventi pubblici in grado di sostenere investimenti, liquidità e costi dell’energia.
La posizione è stata espressa con toni netti dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, secondo il quale «dentro il Patto di stabilità non siamo competitivi». Il leader degli industriali ha sottolineato il rischio di recessione qualora l’instabilità internazionale dovesse protrarsi, evidenziando il divario nei costi energetici tra l’Italia e altri Paesi europei e la difficoltà di introdurre misure di sostegno comparabili con quelle adottate da altre economie dell’Unione. Secondo Orsini, lo shock geopolitico in atto richiede strumenti straordinari e un approccio europeo meno rigido, capace di accompagnare la transizione energetica senza compromettere la capacità produttiva del continente.
L’appello di Brescia
Su questa linea si inserisce anche la presa di posizione del presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava, che dopo l’audizione in Senato, è tornato a richiamare con forza la necessità di una sospensione temporanea dei vincoli di bilancio per affrontare una fase definita «straordinaria».
Nel corso della trasmissione di Teletutto «Messi a fuoco», Streparava ha ribadito che «non si tratta di chiedere spesa pubblica indiscriminata, ma di dotare l’Europa di una vera politica industriale ed energetica comune. Il sistema manifatturiero bresciano - ha chiarito - tra i più esposti alle dinamiche internazionali delle materie prime e dell’energia, osserva già segnali concreti di tensione: rincari, maggiore complessità nella programmazione industriale e crescente incertezza sulle forniture».
Criticità
A chiarire meglio il contesto ci sono le proiezioni per il 2026, che indicano per il sistema produttivo bresciano una bolletta energetica pari a 1,65 miliardi di euro, ancora superiore del 28% rispetto ai livelli precedenti alla pandemia. Il differenziale di costo rispetto ad altri Paesi europei resta significativo: l’energia in Italia si colloca su livelli sensibilmente più elevati rispetto a Spagna, Francia e area scandinava, con inevitabili ripercussioni sulla competitività delle imprese esportatrici. A preoccupare è soprattutto la fragilità delle filiere industriali, già messe sotto pressione dalle tensioni globali degli ultimi anni. Le difficoltà di accesso a materie prime strategiche - dai metalli per acciai speciali ai componenti necessari per l’elettrificazione e le tecnologie avanzate - si sommano all’incertezza sui costi energetici, creando un contesto che rende più complessa la pianificazione degli investimenti.
«Per un territorio ad alta vocazione manifatturiera come Brescia - insiste Streparava - il rischio è quello di una progressiva erosione della competitività proprio mentre Stati Uniti e Cina rafforzano le proprie politiche industriali».
La richiesta di una deroga temporanea al Patto di stabilità da parte degli industriali ha come obiettivo quindi favorire interventi mirati su energia, infrastrutture e sicurezza delle forniture, evitando che la rigidità delle regole fiscali limiti la capacità di risposta dell’Unione alle crisi internazionali e agli umori dei mercati.
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