Si distingue Brescia tra le province d’Italia più performanti in termini di dinamiche multisettoriali. A certificarlo è il nuovo «Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze», il progetto di ricerca nato dalla collaborazione tra Intesa Sanpaolo per il Sociale, la struttura della banca guidata da Carlo Messina dedicata ai programmi di contrasto delle disuguaglianze e a favore dell’inclusione sociale.
Lo studio si prefigge di analizzare in maniera del tutto innovativa il carattere multidimensionale delle fragilità, non più riconducibili al solo reddito dei territori, bensì a un intreccio di fattori economici, demografici, occupazionali e sociali. A tale scopo analizza in modo sistemico le dinamiche territoriali italiane a livello provinciale, attraverso una base informativa articolata in circa 150 indicatori, organizzati in 11 domini e 37 dimensioni, che spaziano dal lavoro al reddito, dalla salute all’istruzione, dall’inclusione sociale alla qualità dei servizi, fino alle componenti ambientali e produttive.
Il punto
E, se la Lombardia si conferma uno dei sistemi territoriali più solidi e diffusi del Paese, con Milano al primo posto assoluto nel super indice che sintetizza gli 11 domini analizzati, la provincia bresciana si attesta in tutti i casi nei primi 15 posti delle classifiche nazionali, a cominciare dalla dinamica demografica dove Brescia risulta settima per andamento demografico e mortalità non per vecchiaia.
Come evidenzia lo studio, nel confronto con le altre province, Brescia spicca soprattutto per speranza di vita, tasso di crescita della popolazione e basso tasso di mortalità. Ottime le performance anche per le dinamiche relative a tessuto economico, redditi, qualità dei servizi e livello di istruzione: ancora settimo è il posizionamento nel dominio del Capitale economico-istituzionale, per qualità dei servizi al cittadino, servizi sanitari, trasporti pubblici e mobilità sostenibile, servizi scolastici. Altro esempio, troviamo Brescia all’undicesimo posto nelle tematiche di natura ambientale, incluso l’utilizzo di fonti rinnovabili.
I divari
In generale, pur confermandosi il divario noto tra Nord e Sud, dal report emerge una realtà articolata, nella quale convivono dati positivi in territori periferici o depressi e aree di vulnerabilità all’interno delle province economicamente più sviluppate, rilevando che le traiettorie di sviluppo non sono statiche e che anche interventi mirati possono contribuire a ridurre i divari esistenti; risalta infatti come anche nei territori più avanzati persistano aree di vulnerabilità.
Tra gli aspetti più innovativi dell’indagine vi è lo squilibrio tra bisogni dei territori e capacità di risposta dei servizi: sistemi sanitari non sempre coerenti con le esigenze delle comunità locali, carenza di servizi per l’infanzia che limitano l’occupazione femminile e l’insufficienza dell’offerta socio-assistenziale destinata alla popolazione anziana. Un quadro, in sostanza, non scontato il quale indica come gli squilibri possano interessare anche territori considerati tradizionalmente virtuosi, indicando una «geografia delle fragilità» più complessa e meno prevedibile.



