Economia

Nei conti correnti dei bresciani c’è un tesoretto di oltre 27,6 miliardi

L’analisi dell’Adusbef sui dati di Bankitalia aggiornati a maggio: nella nostra provincia depositati in media 21.721 euro pro capite. Rincarano i costi di gestione
La provincia più ricca risulta quella di Bolzano con 30.400 euro per abitante
La provincia più ricca risulta quella di Bolzano con 30.400 euro per abitante

In Italia il costo di gestione di un conto corrente è salito in 10 anni del +23%, e nello stesso periodo è cresciuto il valore dei depositi in banca delle famiglie, che nel 2026 sfiora quota 1.163 miliardi di euro, seppur con enormi differenze sul territorio. Brescia, ad esempio, in termini assoluti risulta la quinta provincia nazionale per disponibilità liquide, con 27,6 miliardi di euro depositati in banca: sul podio ci sono Roma (98,047 miliardi), Milano (90,81 miliardi), Napoli (43,83 miliardi), al quarto posto Torino (40,23 miliardi).

I dati arrivano da Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari) che ha realizzato uno studio per analizzare l’andamento dei conti correnti in Italia. Lo studio esamina in primis il valore dei depositi bancari, ossia le somme che le famiglie italiane hanno a disposizione sul conto corrente (ad esclusione delle forme di liquidità remunerata o vincolata). Alla data del 31 maggio 2026 le famiglie conservano in banca un totale di 1.163 miliardi di euro, ma le differenze sul territorio sono forti.

Sotto la lente

La Lombardia, con depositi per quasi 239 miliardi di euro, detiene il 20% di tutta la ricchezza depositata sui conti correnti italiani, seguita ad enorme distanza da Lazio (122 miliardi) e Veneto (105 miliardi). Chiude la classifica la Valle d’Aosta con circa 2,8 miliardi. Se però si considera il valore dei conti correnti in rapporto alla popolazione residente nelle varie zone d’Italia, si scopre che la provincia più «ricca» in termini di somme depositati in banca è Bolzano, con una media di quasi 30.400 euro pro-capite, seguita da Milano (27.900 euro a residente), Piacenza (26.800 euro), Sondrio (26.000) e Belluno (25.650) - evidenzia Adusbef. In questo caso, Brescia si classifica in 25esima posizione con 21.721 euro pro capite. La provincia invece con i conti correnti più bassi è Crotone, con una media di 9.679 euro a residente, seguita da Sassari (9.741 euro) e Nuoro (10.600 euro circa).

La variazione

In termini nominali il valore dei depositi sui conti correnti è cresciuto del +28,3% in 10 anni, passando dai circa 906 miliardi di maggio 2016 agli attuali 1.163 miliardi, ma nello stesso periodo l’inflazione complessiva è risultata pari al 23,6%: al netto di tale componente, l’aumento della «ricchezza» si ferma al +4,7%. Il Trentino Alto Adige segna l'incremento nominale più elevato, pari al +43,2% tra il 2016 e il 2026, seguita da Sardegna (+42,7%) e Friuli Venezia Giulia (+39,7%). Fanalino di coda Marche (+10,6%) e Liguria (+14,5%).

Da una nostra elaborazione dei dati della Banca d’Italia, siamo riusciti a definire, nel medesimo arco temporale dei dieci anni, anche l’incremento nominale dei depositi bresciani, passati da 21,67 miliardi del 2016 ai 27,6 miliardi del maggio scorso, pari al 27,42% (+3,82% al netto dell’inflazione).

Lo scenario

«La crescita dei depositi bancari degli italiani è un segnale che riflette la volontà delle famiglie di proteggersi in un contesto di persistente incertezza economica. Tuttavia, questo dato non deve essere interpretato come un indicatore di maggiore benessere diffuso: spesso il risparmio è frutto della rinuncia ai consumi e di un atteggiamento prudenziale. È fondamentale che il sistema bancario valorizzi questi risparmi con condizioni trasparenti e remunerazioni adeguate, tutelando i consumatori e sostenendo al tempo stesso la fiducia nell’economia», conclude il presidente Adusbef, Antonio Tanza.

A tal proposito, sempre in base agli ultimi dati della Banca d’Italia il costo di gestione di un conto corrente è salito in 10 anni del +23%, passando da una media di 82,2 euro a 101,1 euro (+18,9 euro) - spiega l’associazione -. Ad influire sull’incremento sono in particolar modo le spese variabili (bonifici, pagamenti, prelievi, ecc.), che segnano un aumento del +34,2% (in media da 26,6 a 35,7 euro), con le sole «spese per disposizioni» che crescono in 10 anni del +62,6%. Le spese fisse (canoni, carte, ecc.) registrano un incremento più contenuto pari al +17,6%, passando da 55,6 a 65,4 euro. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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