Economia

Confindustria Brescia: «Decreto Fiscale, già danni per 25 milioni»

Il presidente Streparava: «Nella nostra provincia oltre 85 milioni di investimenti coinvolti. Inflitto un danno concreto, immediato e già quantificabile, che colpisce imprese che hanno investito rispettando le regole»
La sede di Confindustria Brescia
La sede di Confindustria Brescia
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Il tanto discusso Decreto Fiscale approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri ha già portato danni alle imprese bresciane per 25 milioni di euro. Il conto, salatissimo, è stato fatto da Confindustria Brescia intervistando 106 aziende associate  tra piccole e grandi.

«I primi dati raccolti tra le nostre aziende associate confermano la gravità della situazione – afferma il presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava -: siamo di fronte a un danno concreto, immediato e già quantificabile, che colpisce imprese che hanno investito rispettando le regole».

Il presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava
Il presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava

«Ad oggi – prosegue il presidente –  abbiamo raccolto riscontri da 106 aziende, tra piccole, medie e grandi. Parliamo già di oltre 85 milioni di euro di investimenti coinvolti. Il beneficio complessivo atteso era nell’ordine dei 37 milioni di euro: dopo il decreto, scende a 12,1 milioni. Una riduzione drastica, che incide direttamente sulla sostenibilità finanziaria di scelte industriali già effettuate e, tra l’altro, rallenta processi di efficientamento energetico. E questo – sottolinea – è solo un primo campione. Il quadro reale è destinato ad aggravarsi sensibilmente».

Con il nuovo decreto fiscale, non viene solo ridotta l’agevolazione per Transizione 5.0 viene anche aumentata l'imposta di bollo sui conti correnti e sui depositi delle società: si passa da 100 a 118 euro, con un impatto che coinvolge circa 3,9 milioni di rapporti intestati alle imprese italiane. Una misura che, secondo le stime tecniche, porterà un gettito di circa 50 milioni di euro.

Il tavolo al ministero di mercoledì

Gli uffici del Mef, del ministero delle Imprese e di Palazzo Chigi sono al lavoro per trovare una soluzione in vista del tavolo convocato mercoledì mattina.

Il presidente degli industriali bresciani evidenzia come la convocazione del Tavolo al Ministero rappresenti un passaggio necessario, ma non sufficiente: «Ci aspettiamo che a quel Tavolo siano presenti i Ministri Giorgetti e Urso. Sono loro i primi che devono assumersi la responsabilità politica di una decisione che sta mettendo in difficoltà imprese che creano lavoro, occupazione e sviluppo. Così come ci attendiamo l’impegno di tutti i Parlamentari bresciani, di maggioranza e opposizione, cui abbiamo immediatamente scritto, affinché si ripristini la situazione ante DL Fiscale. Non siamo disponibili ad accettare compromessi al ribasso, se non di fronte ad analoghi sacrifici da parte di tutte le categorie economiche del Paese. Non siamo più disponibili ad assistere a sterili battaglie ideologiche che hanno la sola conseguenza di far pagare i danni a chi non ha responsabilità».

«Quella a cui stiamo assistendo – aggiunge Streparava – è una situazione paradossale: lo Stato non mantiene gli impegni presi e lo fa nei confronti di chi ha investito sulla base di norme chiare e di indicazioni istituzionali precise. Non è accettabile giustificare un taglio del 65% con esigenze di finanza pubblica. Siamo consapevoli della complessità del momento, ma proprio nelle fasi straordinarie è necessario sostenere chi produce crescita, non penalizzarlo. Se servono risorse – continua – il Governo le reperisca dove esistono inefficienze: si intervenga sul patrimonio immobiliare pubblico, si accelerino processi di vera valorizzazione e privatizzazione. Non si può pensare di scaricare il costo dell’equilibrio dei conti su chi ogni giorno garantisce occupazione e sviluppo».

Il presidente conclude con un richiamo netto anche sul piano simbolico: «Fa quasi sorridere pensare che il prossimo 15 aprile si celebrerà la giornata del ‘Made in Italy’. Di questo passo, tradendo la fiducia degli imprenditori e penalizzando le loro aziende, il rischio è quello di avviare una progressiva desertificazione industriale. Serve un intervento immediato per ripristinare gli impegni assunti e ristabilire un principio fondamentale: le regole non si cambiano a posteriori. La credibilità del Paese si misura anche da questo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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