Come sono andate le società bresciane quotate in Borsa negli ultimi 10 anni

Se un «cassettista» avesse investito dieci anni fa 10.000 euro nel titolo Cembre, oggi si ritroverebbe un capitale (compreso di dividendi) di oltre 55.000 euro; avrebbe più di 30mila euro se avesse creduto nella multiutility lombarda A2A e più di 25.000 euro se avesse comprato le azioni della Gefran di Provaglio d’Iseo. Alle tre quotate bresciane dai rendimenti stellari si è aggiunta dal 2018 anche Intred - società del settore delle telecomunicazioni fondata da Daniele Peli e sbarcata sul mercato Euronext Growth Milan (prima Aim) di Borsa Italiana - che dall’Ipo ad oggi ha registrato un rendimento superiore al 300%.
È la borsa bellezza! Verrebbe da dire. Anche se, come sappiamo, non tutti i titoli bresciani hanno performato nella stessa direzione e con il medesimo ruolino di marcia.
L’analisi dei rendimenti degli ultimi dieci anni delle 14 società bresciane quotate a Piazza Affari è stato realizzato da Equita, primaria banca d’affari e advisor finanziario specializzata in consulenza in operazioni di M&A e finanza straordinaria.
I fondamentali solidi
«Dietro questi numeri si nascondono storie profondamente diverse, alcune particolarmente brillanti - spiega Marco Clerici, co-head of investment banking di Equita -. I gruppi bresciani eccellenti sono stati capaci di creare valore per gli investitori a tripla cifra negli ultimi 10 anni: dall’utility A2A, alle industriali Cembre e Gefran. Realtà con una lunga storia di Borsa, che non hanno mai smesso di portare a casa valore per il mercato sia sotto forma di apprezzamento del titolo, il cosiddetto “capital gain”, sia tramite stacco di dividendi, nonostante un contesto di mercato non sempre facile».
La performance eccellente di queste società è spinta da solidi fondamentali e dalla presenza sui mercati internazionali. «Gli analisti finanziari che si occupano delle “eccellenze bresciane” - spiega ancora il manager Clerici - si aspettano livelli di marginalità a doppia cifra, mediamente superiori rispetto al resto delle quotate bresciane, con un livello di leva tendenzialmente contenuto o addirittura con surplus di cassa, al netto della multiutility A2A, dove il business richiede strutturalmente una leva più elevata».
Il post Covid
Secondo l’analisi di Equita la performance delle 14 società bresciane quotate in Borsa, successivamente allo spartiacque del Covid sui mercati finanziari, mostra risultati abbastanza soddisfacenti nel complesso ed un apprezzamento del 30% ad oggi. «Come termine di paragone bisogna pensare che le società del listino Star, vere e proprie stelle nel segmento delle mid-small cap italiane, hanno registrato una performance di poco superiore, intorno al 40%, nello stesso arco temporale e che il mercato votato alla crescita delle pmi italiane (Euronext Growth, ndr) ha registrato una performance inferiore, pari a circa il 20%».
In termini di crescita del titolo Intred spicca su tutte, grazie anche al consistente piano di investimenti attuato per ampliare la rete di fibra ottica.
Il valore di una società
Ma quale è la valutazioni che esprime il mercato per le quotate bresciane? A cosa corrisponde in termini di multipli il valore attuale espresso in borsa?
«La valutazione oggi è intorno delle 14 volte gli utili attesi nel 2025 dagli analisti - spiega ancora il manager di Equita -. Si tratta di numeri rotondi, quantomeno relativamente al contesto delle mid-small cap di qualità italiane rappresentate dall’indice Star, che trattano su multipli più contenuti, circa 12 volte gli utili attesi». E ancora: «Il mercato italiano, soprattutto per la fascia delle mid-small cap, ha infatti subito un forte de-rating dal 2022 ad oggi, anche a causa degli impatti delle tensioni geopolitiche che hanno contribuito a fenomeni inflattivi consistenti e hanno reso necessarie politiche monetarie fortemente restrittive».
L’innalzamento dei tassi d’interesse ha logicamente cambiato il comportamento degli investitori sul mercato. Quanto hanno sofferto di questa mancanza di capitale le nostre piccole aziende italiane? «È chiaro che questo contesto di tassi elevati è andato a discapito della liquidità dei titoli mid-small cap. Con l’unica eccezione di A2A, quasi tutti i titoli delle società bresciane quotate soffrono un grado di liquidità non particolarmente elevato, dovuto alle dimensioni contenute e al repentino innalzamento dei tassi di interesse da parte delle principali banche centrali europee - conclude Clerici -. Ne hanno risentito particolarmente le performance borsistiche e le valutazioni dei titoli appartenenti a questo segmento, a beneficio di titoli più liquidi, come ad esempio le cosiddette “Blue Chip” o i titoli di Stato, tanto cari al risparmiatore medio italiano».
Cosa pensa succederà nella seconda parte dell’anno? «Le attese sull’inizio di un ciclo di tagli dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea potrebbe sovvertire questo andamento, orientando nuovi flussi in acquisto, soprattutto sulle mid-small cap europe, che attualmente trattano a valutazioni attraenti rispetto al mercato. Già il prossimo 6 giugno la Bce potrebbe fare il primo taglio. In aggiunta, è allo studio del Governo un progetto per allentare i vincoli legati al "patrimonio destinato", canalizzando nuove finanze pubbliche e private proprio nel segmento di mercato delle mid-small cap italiane e che potrà ravvivare sotto diversi punti di vista questa fascia del mercato».
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