Cassa integrazione, Brescia in controtendenza: +30,8% nel 2023

Sul tema della cassa integrazione, lo scorso anno Brescia è andata in controtendenza rispetto al resto del Paese. Se il dato nazionale registra un calo complessivo delle ore autorizzate nell’arco dei dodici mesi 2023 di 29 punti percentuali, nello stesso periodo la provincia di Brescia riporta invece una crescita del trend di oltre 30 punti percentuali, seppure al momento il dato complessivo non abbia fatto scattare l’allarme generale.
A tracciare il quadro sono i dati pubblicati dall’Osservatorio statistico dell’Inps, che mostrano come nello scorso esercizio in Italia l’Inps abbia autorizzato 422.342.376 ore di cassa integrazione e fondi di solidarietà, con una riduzione del 29% rispetto al 2022: nel 2023, le ore di cassa ordinaria autorizzate sono state 229.497.526 con un calo del 3,55%, quelle di cassa straordinaria sono state 177.920.448 con un calo del 12,04%, quelle per la cig in deroga 1.666.390 (-94,09%) e quelle dei fondi di solidarietà 13.258.012 (-89,49%). A dicembre 2023 le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 29.136.163 con un calo del 25,4% su novembre e del 36,9% su dicembre 2022.
I dati bresciani
Tuttavia, i freddi numeri da soli tracciano un quadro più drammatico di quello reale. Innanzitutto perché i 18 milioni di ore di cassa integrazione guadagni risultano, analizzando le serie storiche, bene o male in linea con i valori del 2016 (21 milioni di ore autorizzate) e ben al di sotto di quelli degli anni tra il 2009 e il 2015 o del Covid. E poi perché, ed è un distinzione molto importante da fare, rappresentano gli ammortizzatori per così dire «prenotati» dagli imprenditori, non quelli effettivamente fruiti, i cui numeri potremo conoscere solo tra un po’ di tempo. E, in pratica, danno il polso più del clima di preoccupazione che le imprese hanno vissuto che non della loro effettiva difficoltà in termini di business.
Le reazioni
«Non mi stupisce che Brescia sia in controtendenza rispetto al dato nazionale - commenta il segretario generale della Camera del Lavoro, Francesco Bertoli -: Brescia è un territorio non solo fortemente vocato al manifatturiero, ma anche caratterizzato dalla presenza di tutte le attività. Per cui spesso intercetta gli andamenti complessivi con anticipo rispetto ad altri territori. Certo questi numeri dimostrano che gli imprenditori qualche preoccupazione per il quadro geopolitico ed economico la hanno».
«Le aziende hanno imparato a chiedere la cig in via precauzionale - gli fa eco Antonio Ghirardi, alla guida dei metalmeccanici della Cgil -: normalmente la si chiede per la totalità o quasi dei lavoratori, anche se poi la si usa solo in parte». Certo il fatto che siano state «prenotate» più ore rispetto allo scorso anno fa trasparire qualche timore da parte delle imprese. «L’instabilità geopolitica unita al rallentamento dell’economia della Germania hanno indotto le aziende manifatturiere a un quadro precauzionale», rincara Alberto Pluda, segretario generale della Cisl bresciana, mentre Mario Bailo, leader della Uil provinciale, invita a non fare allarmismo. «Sicuramente le preoccupazioni per le molteplici incognite ci sono - dice - ma al momento non ci risulta ci sia stato un forte utilizzo dell’ammortizzatore».
Non dissimile la visione delle organizzazioni imprenditoriali. «Le ore che sono state autorizzate sono per lo più riconducibili a aziende manifatturiere e metalmeccaniche che hanno rapporti con la Germania e l’area toccata dalla guerra Russo-Ucraina. La questione legata alle difficoltà della logistica per la crisi del Mar Rosso, invece, la vedremo nei prossimi mesi», spiega Pierluigi Cordua, alla guida di Confapi Brescia, mentre Roberto Zini, vicepresidente di Confindustria Brescia con delega alle relazioni sindacali, aggiunge: «C’è un po’ di preoccupazione per gli scenari geopolitici e il rallentamento tedesco, e la prenotazione della cig va in questa direzione, mentre la crisi vera e propria ancora non la vediamo. Si capirà meglio lo scenario nel 2024, ma oggi non siamo propensi ad allarmismi».
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