I dati parlano chiaro: tra il 2019 e il 2024 i redditi dei bresciani sono rimasti al passo con l'inflazione generale, ma la realtà quotidiana racconta un’altra storia. È la cosiddetta «illusione monetaria»: sebbene in busta paga la cifra sia stabile o leggermente cresciuta, le spese primarie sono esplose. Nel Bresciano, il carrello della spesa costa il 20% in più, le utenze il 31% e gli affitti hanno subito un’impennata record del 45%.
Oggi, per mantenere lo stesso stile di vita di cinque anni fa, un bresciano dovrebbe guadagnare molto di più. La conseguenza è che risparmiare è diventato un lusso, capita con più frequenza che fare delle rinunce è un obbligo e per le nuove generazioni l’accesso al mercato immobiliare è sempre più proibitivo.
L'orizzonte non è di certo più sereno: dopo la crisi energetica e rincari causati dalla guerra in Ucraina, ora la chiusura dello stretto di Hormuz prospetta altri tempi duri per famiglie e imprese, alle prese con nuove ondate di rialzi a cominciare delle bollette. Anche qui, le prime conseguenze ricadono sulla quotidianità.



