I rapporti commerciali tra Brescia e Regno Unito si rafforzano proprio mentre Londra e l’Unione europea cercano un nuovo equilibrio dopo la Brexit. È questo uno degli elementi emersi dalla visita istituzionale dell’ambasciatore britannico in Italia Stephen Hickey, accompagnato dal Console generale a Milano Kassim Ramji, nella sede di Confindustria Brescia, dove ha incontrato i vertici delle principali associazioni economiche del territorio, presente anche l’on. Giangiacomo Calovini, componente della III Commissione (Affari Esteri) della Camera.

Per la manifattura bresciana il mercato britannico è tutt’altro che marginale. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Brescia su base Istat, nel 2025 le imprese della nostra provincia hanno esportato verso il Regno Unito beni per 907 milioni di euro, contro i 716 milioni del 2024: un incremento di oltre il 26%, che porta Brescia al sesto posto tra le province italiane per valore dell’export. Le importazioni britanniche si sono invece fermate a 127 milioni.
I settori che esportano
A trainare le vendite sono i comparti più rappresentativi della manifattura bresciana: macchinari e attrezzature, con 193 milioni; motoveicoli, rimorchi e semirimorchi, con 131 milioni: metalli di base, 105 milioni. Sono invece una trentina le società partecipate in Gran Bretagna da imprese manifatturiere bresciane, a conferma di una presenza strutturata sul mercato.
«Il Regno Unito rappresenta per Brescia un partner di grande rilievo – sottolinea Maria Chiara Franceschetti, vicepresidente di Confindustria Brescia con delega a Internazionalizzazione ed Ecosistema Imprese –. La crescita dell’export, passato da 716 a oltre 900 milioni di euro, conferma la solidità delle relazioni economiche esistenti e ci spinge a lavorare per creare nuove opportunità di collaborazione».
Franceschetti sottolinea anche il valore della presenza congiunta di Camera di commercio, Confapi e Confartigianato: un sistema Brescia capace di presentarsi unito sui tavoli internazionali.
Le associazioni datoriali
Il presidente camerale Roberto Saccone si è invece soffermato sul tema della «concorrenza cinese per la manifattura europea», tema che va affrontato «con strategie comuni». Per Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia, il dato dell’export dimostra che, dieci anni dopo Brexit, le opportunità nel mercato britannico non si sono esaurite, ma possono essere rilanciate da una maggiore cooperazione tra Londra e l’Europa.
«L’interconnessione economico-industriale e la diplomazia commerciale possono svolgere un ruolo rilevante e strategico», osserva Cordua, indicando proprio nella capacità manifatturiera bresciana un possibile punto di forza nelle nuove relazioni tra Regno Unito e Ue. «Brescia, come protagonista del sistema manifatturiero italiano e europeo, può trarre grandi opportunità da queste dinamiche»
Sul fronte delle piccole imprese, Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Orientale, richiama invece la necessità di trasformare le relazioni istituzionali in occasioni concrete di apertura internazionale. «Per farlo servono relazioni, conoscenza e una rete forte», afferma, sottolineando il ruolo delle associazioni e della Camera di commercio nell’accompagnare anche le micro e piccole imprese verso mercati un tempo difficili da raggiungere.
Per Brescia, il Regno Unito resta un mercato industriale strategico e i 907 milioni di export del 2025 indicano che, nonostante le nuove barriere introdotte dalla Brexit, la domanda britannica continua a intercettare la specializzazione bresciana.



