Il Secondo Focus 2026 sull'andamento dell'economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi per CNA Lombardia, restituisce la fotografia di un sistema produttivo lombardo e bresciano fondato su un paradosso: l'eccellente vitalità manifatturiera rischia di essere strozzata dal credit crunch bancario.
Mentre l'export regionale nel 2025 ha retto il peso delle tensioni globali toccando quota 167 miliardi di euro (+22,4% sul 2021), il credito alle piccole e medie imprese ha subito un crollo verticale, perdendo il 24,3% negli ultimi cinque anni. Le piccole realtà produttive, che pure rappresentano l'ossatura della coesione sociale delle nostre comunità, sono oggi destinatarie di un misero 9% dei prestiti netti totali. Un trend che, se non invertito, rischia di accelerare la contrazione delle imprese artigiane, la cui presenza in Lombardia (225.614 realtà attive, pari al 27,8% del totale) è già calata del 5,9% nell'ultimo quinquennio.
La morsa del credito
A livello territoriale, la provincia di Brescia riflette fedelmente questa polarizzazione. La nota più dolente arriva proprio dagli sportelli bancari: nell'analisi del credito a tutte le imprese tra il 2024 e il 2025, Brescia fa registrare una pesante contrazione del -5,6% nelle erogazioni. Una frenata che allinea il territorio alla morsa che sta stringendo province come Lodi (-8,6%) e Como (-5,7%), e che contrasta apertamente con le uniche due piazze in controtendenza positiva: Milano (+5,2%) e Bergamo (+1,5%).
«Non siamo di fronte a una flessione fisiologica – commenta Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia – ma a una caduta verticale del credito proprio nel momento in cui le imprese devono tenere la posizione, investendo in processi energetici e tecnologie sostenibili dentro le filiere internazionali».
Occupazione ed export
Nonostante il combinato disposto di tassi alti e minori impieghi bancari, il tessuto economico bresciano dimostra una straordinaria capacità di tenuta nei fondamentali dell'economia reale.
Tra il 2024 e il 2025, l'occupazione a Brescia è cresciuta del +1,4%, posizionando la provincia nel gruppo trainante della regione insieme a Milano (+2,2%) e Pavia (+2,1%), mentre crollano realtà vicine come Bergamo (-0,5%), Cremona (-2%) e Lecco (-3,5%).
Nel 2025 il valore delle esportazioni bresciane ha messo a segno un ulteriore +1,8% rispetto al 2024, muovendosi in scia al boom dell'agroalimentare regionale (+8%) e resistendo alle flessioni strutturali della metallurgia (-0,6%) e del sistema casa (-2,6%). Brescia cresce mentre piazze storiche arretrano, come Milano (-2,8%) o Como (-4,5%).
Anche la demografia d'impresa a marzo 2026 (rispetto a marzo 2025) evidenzia la resilienza bresciana, con un micro-progresso del +0,1% del numero di imprese attive. Sul fronte strettamente artigiano, tuttavia, si avverte un primo scricchiolio con una flessione del -0,9%, identica a quella registrata a Bergamo e Mantova, ma decisamente più contenuta rispetto al tracollo di Como (-4,9%).
Proiezioni
I binari su cui si muoverà il resto dell'anno restano comunque stretti. Dopo il forte recupero post-Covid del 2022 (+4,3%), la crescita del Pil lombardo ha progressivamente decelerato (+0,4% nel 2023, +1,2% nel 2024, +0,7% nel 2025) e le proiezioni del Centro Studi Sintesi per il 2026 indicano un ulteriore rallentamento allo +0,4%, in perfetto parallelismo con il dato nazionale. Stesso copione per i consumi delle famiglie, la cui spinta per il 2026 è stimata a un contenuto +0,6% (dopo il +1,1% del 2025), erosa da un'inflazione cumulata del 16,2% nel quadriennio 2021-2025 che ha colpito duramente le voci di spesa primarie (casa, acqua ed energia a +36%, alimentari a +22%).
L'unico raggio di sole macroeconomico è rappresentato dagli investimenti regionali, stimati in aumento del +1,9% per il 2026, una boccata d'ossigeno dopo la contrazione del 2024 (-4,4%) dovuta alla fine degli incentivi edilizi e del superbonus. Come evidenziato dal Segretario di CNA Lombardia, Stefano Binda, la tenuta del sistema dipenderà quasi interamente dalla capacità delle imprese di restare competitive sui mercati esteri: una sfida che richiede investimenti tecnologici continui e digitalizzazione, ma che senza un accesso al credito fluido rischia di lasciare le nostre Pmi tagliate fuori dalle transizioni ecologica e digitale in atto.



