Auto, mercato a picco: «L’Ue ridefinisca il Green Deal»

Due anni fa, sempre all’inizio della stagione autunnale, il Trilogo composto dai rappresentanti del Parlamento e del Consiglio Ue e della Commissione europea ha confermato lo stop alle immatricolazioni di auto a benzina e diesel nel Vecchio Continente dal 2035. Una decisione che ha segnato una delle tappe più importanti nel percorso di transizione dei veicoli a motore endotermico a quello elettrico auspicato dall’Europa, ma che non ha avuto gli sviluppi sperati. In particolare dal punto di vista del mercato e della rappresentanza politica comunitaria.
«La Ue fa finta di non capire quello che sta accadendo sul mercato», è stato l’allora commento unanime dei principali attori dell’automotive targata Brescia di fronte al verdetto del Trilogo. Il loro giudizio non è cambiato. Basti pensare che solo nei primi sette mesi di quest’anno, in Italia la produzione di autovetture è calata del 35,5%, allontanandosi pesantemente dall’obiettivo di un milione di veicoli indicato dal governo. L’incertezza che aleggia intorno al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione della mobilità posti dall’Ue, con il trend di elettrificazione dei veicoli venduti al di sotto dei livelli previsti e i conseguenti impatti sui volumi produttivi, pesano (e di molto) sul mercato. Così come il gap di sviluppo delle colonnine di ricarica e i timori legati all’ingresso di nuovi attori (cinesi) generano disorientamento tra gli automobilisti. «Serve chiarezza e un cambiamento di programma immediato», sollecitano gli stessi industriali bresciani.
I protagonisti
«Dietro alla chimera della sostenibilità sono stati messi dei veti insostenibili alle imprese, nel frattempo la Cina opera senza porsi tanti vincoli green» commenta Paolo Streparava, vicepresidente di Confindustria Brescia e alla guida dell’omonimo gruppo dell’automotive. «Oggi –continua l’imprenditore di Adro – la filiera dell’auto sta pagando la superficialità della politica europea, che non ha voluto coinvolgerla nella definizione delle scelte strategiche per il futuro della nostra manifattura. Le automobili elettriche non risolveranno il problema dell’inquinamento, anzi. La mobilità del futuro pertanto non potrà basarsi sull’uso esclusivo dell’e-car: per raggiungere determinati obiettivi green bisogna puntare sulla neutralità tecnologica. Abbiamo poco tempo, se ancora l’abbiamo, per salvaguardare le nostre aziende».
Una posizione pienamente condivisa da Mario Gnutti, vicepresidente di Confindustria Brescia e al vertice del gruppo Gnutti Carlo di Maclodio: «L’Europa dovrebbe ridefinire i suoi obiettivi, che raggiungerà con la tecnologia migliore. Non solo con il motore elettrico». Gnutti, insomma, non respinge le «ambizioni green» di Bruxelles: «Metto solo in evidenza che ogni tecnologia ha i suoi "pro" e i suoi "contro" e questa formula vale anche per il motore elettrico. A questo punto, per raggiungere quei fatidici obiettivi green prescritti dall’Europa, sarebbe più funzionale prendere in esame tutti i "pro" di tutte le tutte le tecnologie disponibili ed esplorabili, magari utilizzandole in modo sinergico e non escludendone una per l’altra. Ciò non andrebbe a beneficio di tutto il sistema».
Giancarlo Dallera non si è mai opposto alle aspirazioni europei in termini ambientali, ma ancor oggi chiede «maggiore chiarezza nei tempi e nei modi per raggiungere gli obiettivi definiti». L’ex presidente di Confindustria Brescia, a capo della Cromodora Wheels di Ghedi incalza però «un cambio di rotta condiviso e sostenibile da tutti i Paesi europei, dai costruttori e da tutti gli operatori coinvolti in questa sfida. La rottamazione del motore endotermico ad esempio è un errore motivato solo dall’ideologia».
Il patron di Omr, Marco Bonometti, già leader di Confindustria Brescia e Lombardia, è convinto che di fronte a questa situazione l’unica soluzione percorribile sia quella di riscrivere il «Fit for ’55», il programma europeo per ridurre le emissioni di CO2. «Considerato il fallimento della transizione energetica - puntualizza - il Green Deal promosso dalla Ue è irrealizzabile e avanti così la situazione per le nostre economie precipiterà. Stiamo assistendo a un disastro: le chiacchiere non servono più, servono soluzioni politiche e la neutralità tecnologica sarà fondamentale per risollevarci ed evitare questo destino». Bonometti non è neppure contrario ai dazi, «purché non riguardino solo le auto cinesi, ma anche i componenti. Solo così possiamo difendere l’Europa».
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