Tra i cosiddetti «fringe benefit», beni o servizi concessi dal datore di lavoro ai dipendenti che concorrono alla formazione del reddito del lavoratore, spesso rientra anche l’auto aziendale. Il decreto Omnibus, da poco approvato, ha introdotto una novità sui veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti, quelli cioè che i lavoratori possono usare anche nella propria vita privata: saranno tassati di più dopo cinque anni dalla prima immatricolazione. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste la novità.
Come funziona la tassazione dei fringe benefit
I fringe benefit concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente, ma entro una certa soglia godono di una tassazione agevolata. La legge di Bilancio 2025 ha stabilito che per quest’anno e per il 2027 sotto i mille euro annui non si paghino tasse e contributi sui fringe benefit: limite che sale a 2mila euro nel caso si abbiano figli a carico (sono considerati tali i figli fino a 24 anni di età con reddito annuale complessivo non superiore a 2.840,51 euro).
Le auto aziendali
E per le auto aziendali? Con la novità contenuta nel decreto Omnibus la tassazione varierà a seconda dell’anzianità dell’auto assegnata e agli optional che possiede. Sulle vetture con meno di cinque anni continuerà a essere applicata la tassazione ordinaria, stabilita in base alle tabelle Aci, sulla base di un calcolo che premia le vetture plug-in ed elettriche. Se invece il veicolo aziendale concesso al dipendente in uso promiscuo ha più di cinque anni (dall’immatricolazione), scatta una maggiorazione del 50%.
Il decreto ha poi previsto un ulteriore incremento del 5% per ogni optional non previsto nel modello base della vettura.
Da quando scattano gli aumenti
Come riportato nel testo del decreto Omnibus, il periodo d’imposta a partire dal quale si applicano gli aumenti è il 2026. Non cambia nulla, dunque, per l’Irpef da pagare nell’anno in corso (sull’anno fiscale 2025): chi ha un’automobile aziendale in uso promiscuo pagherà più tasse dall’anno prossimo.



