Confindustria Brescia chiede ai parlamentari bresciani di intervenire nel dibattito sulla riforma della legge quadro sull’artigianato. Al centro delle preoccupazioni c’è l’ipotesi di innalzare fino a 50 dipendenti la soglia per il riconoscimento della qualifica di impresa artigiana, una modifica che, secondo l’associazione degli industriali, rischia di creare sovrapposizioni con il mondo della piccola industria manifatturiera. A prendere posizione è il presidente Paolo Streparava, che oggi, venerdì 23 ottobre, ha inviato una lettera agli onorevoli e ai senatori eletti nel Bresciano. L’iniziativa arriva in vista del possibile esame del provvedimento da parte del Consiglio dei ministri, che potrebbe avvenire già il 27 o il 28 ottobre.
Il punto di partenza è la distinzione tra industria e artigianato. Due realtà che, sottolinea Streparava, sono entrambe essenziali per l’economia bresciana, ma che non possono essere considerate equivalenti soltanto sulla base del numero di addetti. «Le differenze riguardano non solo la dimensione, ma anche l’organizzazione del lavoro, i processi produttivi, gli investimenti, le tecnologie, le responsabilità e le relazioni industriali», si legge nella lettera. Per Confindustria, quindi, un’impresa caratterizzata da processi industrializzati e da una struttura organizzata non può essere classificata esclusivamente in funzione del personale impiegato.
La questione interessa da vicino il tessuto produttivo provinciale. Oltre il 74% delle imprese associate a Confindustria Brescia ha infatti meno di 50 dipendenti. Un dato che, secondo Streparava, dimostra come l’associazione rappresenti anche quella piccola industria manifatturiera che potrebbe essere maggiormente coinvolta dalle nuove disposizioni.
I rischi della riforma
Tre, in particolare, sono le criticità individuate dagli industriali bresciani. La prima riguarda la possibile perdita di una distinzione chiara tra imprese artigiane e industriali, qualora il limite dei 50 addetti venisse applicato in modo generalizzato, senza considerare le caratteristiche effettive dell’attività. La seconda concerne l’eventuale riserva della qualificazione di «artigianale» alle sole imprese formalmente riconosciute come tali, con il rischio di creare incongruenze rispetto alle lavorazioni concretamente svolte.
La terza, infine, riguarda le possibili conseguenze sul piano contrattuale e contributivo. Aziende simili per dimensioni e attività potrebbero trovarsi soggette a regimi differenti, con conseguenti disparità di costo e possibili alterazioni della concorrenza. «La competitività deve fondarsi su produttività, innovazione, qualità e investimenti, non su inquadramenti normativi non coerenti con la realtà produttiva», sottolinea Streparava.
Il nodo delle entrate pubbliche
Alle questioni legate alla concorrenza si aggiunge il possibile impatto sui conti pubblici. Nella lettera Confindustria Brescia richiama le valutazioni del sistema confindustriale, secondo le quali, in alcuni scenari applicativi, la riforma potrebbe determinare minori entrate previdenziali e fiscali superiori a un miliardo di euro all’anno.
Si tratta di una stima prospettica, legata alle modalità con cui le nuove regole verrebbero applicate, ma che secondo l’associazione richiede particolare attenzione per le possibili conseguenze sul gettito e sul finanziamento degli strumenti di tutela del lavoro.
Da qui la richiesta rivolta ai parlamentari bresciani: promuovere un approfondimento immediato della riforma e una valutazione tecnica dei suoi effetti, coinvolgendo anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Ragioneria generale dello Stato.
Confindustria Brescia non contesta la necessità di aggiornare la disciplina dell’artigianato, ma chiede che la modernizzazione sia accompagnata da criteri capaci di riconoscere le specificità delle imprese, senza creare sovrapposizioni improprie con il settore industriale.
L’associazione conferma infine la disponibilità a partecipare al confronto, mettendo a disposizione la propria conoscenza del tessuto manifatturiero bresciano. L’obiettivo, ribadisce Streparava, è arrivare a una riforma che tenga conto delle conseguenze concrete delle nuove norme su imprese, lavoratori e risorse pubbliche.



