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Cultura e spettacoli

Agostino, Averroè e Maimonide in Valle Sabbia alla Scuola di filosofia

Al via un percorso in otto incontri tra i pensatori medievali delle tre fedi: risposte anche alle sfide dell’AI
Marco Tedoldi

Marco Tedoldi

Giornalista

L'incontro virtuale fra il cristiano Agostino, l’islamico Averroè e l’ebreo Maimonide - Immagine creata con ChatGpt
L'incontro virtuale fra il cristiano Agostino, l’islamico Averroè e l’ebreo Maimonide - Immagine creata con ChatGpt

Filosofi cristiani, ebrei e islamici si danno appuntamento alla biblioteca di Bione. A promuovere l’incontro, anzi un intero ciclo di incontri, è la Scuola di filosofia della Valle Sabbia, che per il suo quattordicesimo anno di attività propone un viaggio nel pensiero medievale. «Il Medioevo fra l’uomo e Dio» è il titolo del percorso, che prenderà il via mercoledì 21 ottobre e proseguirà con un appuntamento al mese fino a maggio. Un’occasione per riscoprire una stagione della filosofia spesso guardata attraverso pregiudizi, ma in realtà ricca di scambi e confronti tra culture e tradizioni differenti. Ne parliamo con Luciano Pace, alla guida della Scuola.

Quattordici edizioni sono un traguardo importante. Qual è il segreto di questa longevità?

Credo sia l’aver mantenuto fede allo spirito aristotelico della filosofia, che Aristotele considerava la più gratuita delle discipline: la si coltiva per il piacere di farlo, senza altri scopi. Negli anni questa impostazione è stata apprezzata da un numero crescente di persone. Esiste il desiderio di ritagliarsi momenti nei quali ricercare il senso delle cose, in un clima sereno e senza secondi fini.

Perché avete scelto di dedicare il nuovo ciclo al Medioevo?

Anzitutto per proseguire il percorso storico ripreso lo scorso anno. Ma vogliamo anche mostrare che il pensiero medievale non si esaurisce nella teologia e, soprattutto, non coincide esclusivamente con quella cristiana. Accanto ai pensatori cristiani incontreremo filosofi islamici ed ebrei. È un tentativo di superare il pregiudizio che identifica il Medioevo con una cultura unicamente cristiana, mostrando invece le possibilità di dialogo tra tradizioni differenti.

Il titolo mette al centro il rapporto tra l’uomo e Dio. Qual è il filo conduttore della riflessione?

Il modo in cui pensiamo l’essere umano influenza inevitabilmente la nostra idea di Dio, e viceversa. Antropologia e teologia si intrecciano. Sarà interessante capire come ciascun autore abbia affrontato la questione del senso della vita umana in relazione alla propria riflessione sul divino. Sono domande che non appartengono a una determinata epoca, ma ritornano continuamente perché riguardano ciò che ci interessa e ci inquieta come esseri umani.

Oggi tuttavia il riferimento a Dio sembra sempre più marginale. Abbiamo smesso di porci certe domande?

Penso che si stia perdendo un’ambizione che era ancora presente in Kant: quella di riflettere sull’assoluto, indipendentemente dal fatto che si arrivi oppure no a una fede esplicita. Interrogarsi su Dio è un’esigenza profondamente umana. Oggi questo desiderio di conoscenza mi sembra più sopito che assente. Può riemergere, e iniziative come la nostra possono contribuire a risvegliarlo.

Un incontro di una passata edizione della Scuola di filosofia
Un incontro di una passata edizione della Scuola di filosofia

Se un filosofo medievale osservasse il nostro mondo, come reagirebbe?

Dipenderebbe dal filosofo. Un pensatore di orientamento agostiniano o bonaventuriano probabilmente guarderebbe con sospetto alcune trasformazioni in corso. Tommaso d’Aquino, invece, potrebbe avvicinarsi all’intelligenza artificiale con curiosità, chiedendosi come utilizzarla per imparare meglio. Uno dei temi più interessanti della filosofia medievale è peraltro il rapporto tra anima e corpo. Curiosamente, proprio l’avvento dell’intelligenza artificiale sta portando diversi pensatori contemporanei a riprendere questa questione. Chiamiamo "intelligenza" quella artificiale, ma in che cosa differisce dall’intelligenza di un essere umano, che possiede un corpo, mangia, sente e vive? Penso alla distinzione tra anima e corpo presente in Agostino, oppure alla concezione aristotelica ripresa da Tommaso d’Aquino. Sono prospettive che possono entrare in un confronto fecondo con le sfide tecnologiche di oggi.

Torniamo alla Scuola di filosofia. Come è cambiata la partecipazione nel corso degli anni?

Abbiamo registrato una crescita graduale. Agli incontri in presenza partecipa generalmente una trentina di persone, soprattutto residenti in Valle Sabbia. La possibilità di collegarsi online ha però ampliato notevolmente il pubblico: oggi sono quasi 250 coloro che seguono la Scuola. E non mancano i giovani.

Per partecipare è necessario avere già qualche conoscenza filosofica?

Assolutamente no. Negli anni abbiamo incontrato insegnanti, dirigenti scolastici, ma anche operai e casalinghe. La filosofia può essere avvicinata da chiunque. Il nostro metodo prevede un’esposizione chiara degli argomenti e soprattutto lascia spazio al dialogo. Chi partecipa, sia in biblioteca sia online, può intervenire, porre domande e chiedere chiarimenti. Del resto, nelle scuole medievali le diverse posizioni filosofiche si confrontavano apertamente, attraverso discussioni e dispute, senza paura del dissenso. È proprio questa disponibilità al confronto che oggi rischiamo di perdere e che cerchiamo di coltivare nella nostra Scuola.

Il programma in otto incontri

Il viaggio comincerà mercoledì 21 ottobre con Sant’Agostino e «L’uomo inquieto e il Dio interiore». Il 18 novembre sarà la volta di Avicenna, tra i maggiori pensatori del mondo islamico, con una riflessione su «L’essere possibile e l’Essere Necessario». Il 16 dicembre toccherà a Sant’Anselmo, protagonista dell’incontro «L’uomo che pensa Colui che lo supera». Due prospettive differenti, accomunate dal tentativo di interrogare con gli strumenti della ragione ciò che trascende l’esperienza umana.

Con il nuovo anno, il 20 gennaio, si tornerà al pensiero islamico attraverso Al-Ghazali e il tema «Limiti della ragione e libertà di Dio». Il 17 febbraio entrerà in scena Yehuda Ha-Levi, poeta e filosofo ebreo, con «L’uomo dentro una storia con Dio». Il 17 marzo sarà dedicato a Mosè Maimonide e alla sfida di «Conoscere Dio nei limiti umani». Il percorso proseguirà il 21 aprile con Averroè, grande interprete di Aristotele, e «L’uomo invitato a conoscere Dio». A chiudere il ciclo, il 19 maggio, sarà San Tommaso d’Aquino con «L’uomo creatura capace di Dio». Un approdo che riporta al cuore del rapporto tra fede e ragione, dopo un itinerario attraverso culture e secoli.

Le serate si terranno nella biblioteca comunale di Bione, dalle 20.30 alle 22.30. A guidarle sarà Luciano Pace, in dialogo con Sergio Piccerillo. La partecipazione è gratuita, senza quota d’iscrizione, e sarà possibile seguire gli incontri anche online, facendone richiesta all’indirizzo gloria.gasparotti2.0@gmail.com.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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