Un corsaro che naviga nel mare dei giorni

«È una notte mediterranea e tranquilla...» Guardi il cielo, lasci correre il pensiero. E ti vengono le vertigini se pensi che la Stella polare, sulla quale stai calcolando la rotta, dista quattrocentosettanta anni luce dalla Terra, e oggi tu regoli posizione e movimenti su un barlume emesso nel XVI secolo. Se l'orizzonte è l'infinito stellato, quanto irrilevante pare «il nostro pezzettino di firmamento in pochi secoli di nulla». Ma anche se l'orizzonte resta chiuso nel Mediterraneo, quello che già Socrate descriveva come uno stagno di rane, i nostri giorni e le meschinità quotidiane assumono una dimensione diversa. Il mare diventa una sorta di prova divina: non si può barare, non si può fingere, alla fine la verità emerge in tutta la sua tagliente forza. Lo scopre presto chi si trova in balìa del vento e delle onde.

La vita di mare come unità di misura del tempo e delle cose, delle opere e dei giorni: questo propone Arturo Pérez-Reverte nel volume che raccoglie gli articoli scritti per «XL Semanal», fin dal 1995. «Patente di corsa» è il titolo della rubrica, cui l'autore tiene fede per linguaggio e franchezza. In questa sorta di diario personale e di lungo dialogo che tiene con i lettori, affronta i temi più disparati, lancia anatemi e benedizioni, insulta ed osanna, con la licenza di chi può andare all'assalto di ogni veliero. Quando salpa, Pérez-Reverte porta con sé tutto il suo bagaglio d'esperienze: i momenti tragici ed entusiasmanti da inviato di guerra, le ricerche appassionate per preparare i suoi romanzi, le giornate passate a governare la sua barca a vela, le mattinate sul molo o i pomeriggi sonnolenti nei bar di marinai e pescatori.

Non nasconde simpatie e idiosincrasie, Pérez-Reverte. Ha parole di sensibile attenzione per il pescatore in barchetta, detesta i marinai da yacht e divisa griffata. Sparerebbe sulle flotte che vanno a caccia di tonni e balene. Detesta la supponenza degli inglesi, sopporta i francesi. Ama i corsari e i pirati. E ogni libro d'avventura. Non poche volte riemerge il fanciullo che s'imbarca con la fantasia: commuove la sua passione per Tintin. Ma basta un nulla per mandarlo su tutte le furie. Una giornata in rada, la pagina di un racconto, le decisioni scellerate dei politici, il coraggio della guardia costiera spagnola: tutto diventa occasione e pretesto per questi articoli sanguigni. Storie e affreschi, invettive e meditazioni: il tutto rigorosamente in due pagine e mezza d'articolo. Regala, qua e là, anche perle di saggezza, come quando parla della tendenza a trovare scusanti: «Il nostro miglior amico non è il cane, ma il capro espiatorio». Chi ama Pérez-Reverte troverà accenni e retroscena preziosi a romanzi e storie dello scrittore di Cartagena. E chi ama mare e barche non riuscirà a resistere al fascino del vento che «soffia tra le sartie, sotto le stelle».
Claudio Baroni

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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