Trent’anni di «Storie Storie Storie» e ogni stagione nuovi bambini e ragazzi da accompagnare alla scoperta del teatro, perché lo stupore del primo incontro diventi una passione capace di crescere nel tempo. La nuova stagione di Teatro Telaio, presentata ieri al Teatro Borsoni, torna dall’8 novembre al 31 gennaio con un ricco calendario di appuntamenti tra i teatri Colonna e Borsoni, per poi proseguire, come da tradizione, dal 18 al 28 febbraio 2027 con TRAME, il Festival internazionale di teatro per le nuove generazioni.
Ne abbiamo parlato con Maria Rauzi, presidente della storica compagnia bresciana, che nel 2029 compirà cinquant’anni di attività. Intanto prosegue la tournée internazionale sostenuta da Regione Lombardia attraverso il progetto «Futura - Linea D», che ha già portato il Teatro Telaio in Croazia e a Cipro e toccherà altri otto Paesi fino all’autunno 2027.
Maria, in quasi cinquant’anni di Teatro Telaio, come è cambiato il pubblico?
Ritengo che il nostro sia un osservatorio privilegiato sui cambiamenti della società. Quello che ho visto è senz’altro il cambiamento all’interno dei nuclei familiari. Ci sono meno figli e i bambini diventano un punto catalizzatore attorno al quale si raccolgono generazioni diverse: la domenica vediamo spesso un bambino accompagnato dai genitori e dai nonni. È bello che il teatro sappia rispondere anche a questa esigenza: trovare luoghi in cui incontrarsi e condividere racconti e impressioni.

E i linguaggi di scena?
All’inizio prevalevano il racconto e il recupero delle fiabe tradizionali: il teatro era anche un’occasione per trasmettere conoscenze dalle generazioni più anziane ai più giovani. Oggi c’è maggiore attenzione al non verbale, alla danza, al corpo e a forme più astratte, che i bambini comprendono molto bene. A volte sono proprio i nonni a fare più fatica a seguire questi linguaggi. Nel teatro per l’infanzia c’è molta innovazione, anche perché il nostro pubblico si rinnova continuamente.
Quest’anno si punta ancora di più sui piccolissimi…
Sì, la proposta «Speciale Piccolissimi» penso abbia saputo intercettare una necessità. Nei mesi freddi i più piccoli hanno poche occasioni culturali e meno possibilità di stare all’aperto. La sala «Isola» del Borsoni, con il legno, i cuscini e la vicinanza al palco, si presta molto bene a questo primo incontro con il teatro.
Ci sono nuove produzioni pensate appositamente per loro?
«V.I.P.» è il nostro nuovo esperimento pensato già per i nidi. Debutterà al festival Visioni della compagnia la Baracca di Bologna, ma già dai prossimi mesi i nidi e le scuole dell’infanzia di Brescia potranno chiederci di portarlo da loro.
Che succede quando i vostri spettacoli incontrano pubblici di lingue e culture diverse?
Uno dei nostri artisti mi raccontava una cosa che mi ha molto colpito: con spettacoli come «Abbracci» o «Storia di un bambino e di un pinguino», arrivati anche in Cina e in Iran, la risata o la commozione scattavano sempre negli stessi punti. È la capacità del teatro per l’infanzia di raggiungere un nucleo che va al di là della cultura. Quando si parla di amicizia, della ricerca di sentirsi accolti, le domande di fondo per bambini e adulti sono le stesse in tutto il mondo.



