Unapologetical, direbbero gli inglesi. Una parola che è quasi impossibile tradurre in italiano con un solo termine, ma che ben descrive le sfumature della Benvegnuda Pincinella di Giuseppina Turra che in questi giorni è tornata in scena al teatro Santa Chiara Mina Mezzadri. «La Signora del gioco. C’era e non c’era una donna qual fo brusata», produzione del Centro teatrale bresciano che aveva debuttato lo scorso gennaio, propone la rilettura di una figura affascinante e modernissima, seppur tardo quattrocentesca: la medica ed erborista di Nave che venne condannata a morte e arsa viva sul rogo in piazza della Loggia. Perché oggi diciamo medica, ma allora si diceva strega, fattucchiera, maga. Eretica.
Unapologetical, quindi: senza vergogna, orgogliosa, impertinente, impenitente, erotica e sensuale, poetica e umana. Indifesa. Il monologo di Turra intreccia tanti piani: ci sono gli atti processuali che portarono la strega alla condanna; le riflessioni di Luisa Muraro, che riportò la vicenda in un libro; e l’interpretazione del lato più intimo della donna. Il tutto racchiuso in una scenografia che con pochi elementi da casa diventa piazza, ma anche bosco, convento (quello di San Domenico) e città. Anche il linguaggio si sviluppa su più piani: c’è l’italiano, ma c’è anche il volgare dell’epoca, comprensibile nel complesso, oltre che popolare e molto musicale.
Giuseppina Turra, non solo interprete ma anche autrice e regista, dona al pubblico una storia antica che parla di donne attraverso una donna, ma anche di corpo e corpi, passione, interpretazioni della realtà, spiritualità e sapere, perdono cristiano, redenzione e stigma sociale e politico.
Dopo la prima di giovedì sera, è tempo di repliche fino al 19 novembre: sarà in scena tutti i giorni alle ore 20.30, la domenica alle ore 15.30; lunedì chiuso. Biglietti al botteghino o su www.vivaticket.it.




