Silvia Gaffurini, la fata delle bolle: «Così ho realizzato i miei sogni»

L’artista internazionale sarà in scena sabato e domenica al Santa Giulia di Brescia
Simone Tonelli
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La magia delle bolle di sapone

Il teatro completamente riempito di bolle di sapone. È il gran finale di «Le mille e una bolla». «E quell’una in più sono io» confida con divertita ironia Silvia Gaffurini, in arte la «fata delle bolle», appunto, artista bresciana (e internazionale, si è esibita nei cinque continenti), che torna dopo due anni nella nostra città con uno spettacolo rinnovato, al Teatro Santa Giulia del Villaggio Prealpino, sabato alle 15.30 e domenica alle 15 e 17,30. Biglietti a 16 euro, con riduzione a 12 euro. (Info 348.7320374, www.silviagaffurini.it). Collabora Obiettivo Sorriso.

Dopo 40 anni di carriera, dopo aver rifiutato negli scorsi anni tutte le richieste di partecipare ai talent show (da Italia’s Got Talent a Britain’s Got Talent), Silvia è reduce da una tournée a Parigi lo scorso dicembre (con un ensemble internazionale e 15.000 spettatori) e da una tournée italiana con uno show ridotto, per teatri più piccoli.

A giugno sarà di nuovo in Francia, a «L’enfance de l’art», festival a Valence per famiglie e scuole. Cos’altro la aspetta ancora?

Ogni nuovo numero è un piccolo parto, è mettersi nei panni dei bambini e chiedersi: cosa gli piacerà di più? A Brescia porto delle novità, come la «Bubble painting», su cui lavoro davvero da tanto: dipingerò sulle bolle di sapone, da cui sboccerà una sorpresa; poi la «finestra magica», una parete di bolle interattiva, e ancora una sorta di «scuola di bolle», in cui spiegherò come realizzarle con materiale riciclato. Nel finale, in cui le bolle invaderanno il teatro, il laser show avrà una nuova tecnica, grazie ad un maestro del settore, il bresciano Marco Inselvini.

Questo mestiere così originale, a contatto anche con i bambini, la mantiene giovane?

Conservo qualche vecchio giocattolo e sicuramente mi sento ancora un po’ bambina. Sarà che non sono molto alta di statura, un metro e sessanta. Mia madre era molto protettiva, perché io ero anche un po’ gracile da piccola. Ma, già allora, sentivo una grande forza nel mio animo e sapevo che un giorno avrei creato qualcosa di speciale. Mi ha influenzato anche mio padre, che era barbiere ma amava dipingere.

Un dettaglio dello spettacolo delle bolle di sapone giganti
Un dettaglio dello spettacolo delle bolle di sapone giganti

Porterà queste sue emozioni anche in scena?

Certo, è tutta la vita che lo faccio. Ci sarà anche un omaggio a mio padre. E poi, al posto della classica nevicata sul palco con una bambina del pubblico, eseguirò il numero «lo scrigno dei sogni», in cui appunto racconterò, o meglio mostrerò come i miei sogni di quando ero piccola si siano realizzati. Oltre a questo sto progettando uno spettacolo molto personale, «La fessura», tratto da diari e riflessioni, in cui, tra una bolla e l’altra, vorrei raccontare di me.

Come ha cominciato a praticare l’arte delle bolle?

Con un altro artista bresciano internazionale, l’illusionista Erix Logan: ricordo ancora i nostri viaggi in giro per il mondo, è stato emozionante e anche la prestigiazione mi ha sempre affascinato. Poi ho seguito la scuola di Fan Yang a New York, dove ho imparato l’arte magica delle bolle di sapone e a camminare da sola, di nuovo in giro per il mondo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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