Un convegno, una mostra, un premio. La linea che ha unito in vita Sergio Staino e i pitoti non si è scolorata con la sua morte né con quella della moglie Bruna, scomparsa meno di un anno fa. A perseguire questa eredità di segni e intenti è «Dallo Sciamano allo Showman», festival che anche quest’anno ha come perno Bobo. In particolare venerdì alle 17 il Palazzo della Cultura di Breno ospiterà il convegno «Bibi & Bobo l’amore al tempo della satira» con Paolo Hendel, Simona Binni e Piji. Seguiranno la cerimonia di assegnazione del Premio Nazionale Sergio Staino - Pitoon per le categorie «Fumetto» e «Cartoon»; e l’inaugurazione della mostra «Bibi & Bobo la coppia più bella del mondo», impreziosita dalle «Storie» camune dell’artista Marco Nereo Rotelli, visitabile poi fino al 19 settembre. Abbiamo intervistato la direttrice artistica Nini Giacomelli.
Bobo se ne è andato e anche Bibi, sua moglie Bruna, ci ha lasciati. Cosa resta di questa straordinaria storia umana e artistica in Valle?
Resta il ricordo di due persone rare e di immensa generosità, di grande spessore umano e culturale. Staino diceva: «Io vengo come in pellegrinaggio verso i primissimi uomini che sono riusciti a creare delle linee e attraverso quelle linee a impadronirsi della realtà». Bobo e Bibi amavano la Valle e il loro ritornarci non era mai rituale. Ogni volta ci portavano una novità, un segno inatteso, un nodo in più da aggiungere alla rete culturale che negli anni lo Shomano ha tessuto. E poi scoprivano sempre qualcosa. Affascinati da un territorio ricco di contaminazioni, e scambi. Un episodio ci tengo a ricordarlo: poco prima che mancasse si era pensato a una rilettura delle incisioni attraverso la sua matita e la voce di Riondino. Non abbiamo fatto in tempo.

Cosa continua a connettere i graffiti preistorici e le vignette satiriche di ieri e di oggi?
Ho sempre considerato i nostri pitoti una sorta di proto-fumetto. Anche le vignette sono figlie del loro tempo e lo interpretano con la forza di una lente formidabile: l’ironia. Quello che ci ha affascinato nelle mostre su Staino è la curiosità che hanno suscitato nei giovani. Questo perché il suo mettere al centro la coppia, il rapporto con Bibi e i figli ha una forza che travalica l’attualità. Un po’ come i pitoti: sono lì a raccontarci una storia che ci affascina anche oggi. Bobo e Bibi sono stati straordinari ambasciatori culturali della Valle e lo sono anche oggi.
Tra l’omaggio a Sergio Sacchi, le opere di Rotelli e i fumetti di Staino in questo festival ci sono anime e linguaggi diversi. Come fate a farli convivere senza perdere di vista l’identità profonda della Valle?
Il filo non è unico. Innanzitutto il legame non è scontato, né estemporaneo. La durata delle relazioni è una risorsa ed è la cifra del rapporto degli artisti con la Valle. L’altro filo è il lavoro che stiamo facendo sulla memoria. Non è semplice: per renderla viva occorre quell’immaginazione e fantasia di cui i nostri artisti erano ricchi. Gli appuntamenti dello Shomano, nel tempo lungo, hanno seminato. I pitoti si sono ritrovati protagonisti in vignette, note, reading, canzoni. Una chiave per far vivere le radici e arricchire l’identità di un territorio che non è rigida e ferma, ma un paesaggio culturale in movimento. Segni come tracce, come storie, come cicatrici, come memorie, come passaggi, come genius loci, come graffi, come parole e suoni. Forse semplicemente segni che si lasciano leggere mescolando conoscenza e leggerezza, penetrando la profondità di nuovi linguaggi.

C’è un nuovo Staino tra i vincitori di quest’anno? Che cosa vi ha colpito di più nelle opere di Francesca Maria Chiari, Diana Cauzzi, Amato D'Auria e Alberto Ruscito?
Come dice la presidente del concorso, Ellekappa, «nessuno può essere un nuovo Staino. O qualsiasi altro autore di satira. Ogni disegnatore è quello che è per il suo vissuto, la sua cultura politica e il suo portato intellettuale. E comunque non stiamo cercando eredi, stiamo offrendo opportunità per far emergere talenti. Nel solco dell’impegno di Sergio Staino che in tutto il suo percorso artistico ha sempre generosamente dato spazio a giovani disegnatori anche inesperti ma con tanta voglia di esprimersi attraverso la satira». Per il fumetto la giuria è stata colpita da quello che di questi tempi verrebbe definito un progetto decisamente woke. Per il cartoon penso di poter dire che è commovente: con un disegno eccellente rende con delicatezza il sentimento di amore e tenera complicità che ha sempre unito Sergio e Bruna.




