Pulixi, il giallista gatto che va a ritroso: «Regalo viaggi emozionali»

Il romanziere ha presentato il terzo capitolo della serie bestseller del libraio Montecristo
Anita Loriana Ronchi
Piergiorgio Pulixi - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Piergiorgio Pulixi - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Il gatto è l’animale «noir» per eccellenza. Misterioso e crepuscolare, osservatore attento e testimone silenzioso. Ed anche un po’ anarchico, con quel suo dormire di giorno e andare in giro la notte, senza rendere conto a nessuno. Parola di Piergiorgio Pulixi, che al felino dall’occhio magnetico, considerato addirittura sacro nell’antico Egitto, ha dedicato titolo e spirito della sua ultima fatica letteraria, «Il fattore gatto» (Marsilio), terzo capitolo della serie bestseller che vede protagonisti il burbero libraio Marzio Montecristo e il suo scombinato club degli «investigatori del martedì».

«Sì, è anche un omaggio al gatto in letteratura. In questa storia, per risolvere il delitto, l’investigatore deve acquisire il “fattore gatto”, ovvero quello sguardo laterale sulla vita e sulla realtà, capace di andare al di là delle cose, che hanno proprio i gatti» ha spiegato lo scrittore, intervistato da Andrea Cittadini in un affollato auditorium San Barnaba per la 13esima edizione di Librixia-Fiera del libro.

Nato in Sardegna, classe 1982, autore di numerosi romanzi polizieschi tradotti in 25 Paesi, Pulixi ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti (tra cui il premio Scerbanenco 2019) ed è considerato uno dei più importanti rappresentanti della nuova generazione di scrittori noir e thriller in Europa. Giusto restando in tema, per Marsilio ha già pubblicato gli acclamati «La libreria dei gatti neri» (2023) e «Se i gatti potessero parlare» (2025).

Il pubblico in sala - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Il pubblico in sala - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Forse nella sua vita precedente era un gatto? «Forse» risponde sorridendo, e non esita a dichiarare il suo amore per il giallo classico, alla Agatha Christie per intenderci, dalla quale ha pure mutuato il metodo della scrittura «al contrario» (partendo dal crimine e dal colpevole per poi tornare indietro e costruire la trama con tutti i dettagli e i colpi di scena). E non solo: Rex Stout, Georges Simenon, Edgard Allan Poe (che, guarda caso, scrisse tra l’altro il racconto «Il gatto nero»), Ellery Queen, Stephen King, Jeffery Deaver e, tra i giallisti di casa nostra, Massimo Carlotto («il mio maestro»), Andrea Camilleri e l’indimenticato Giorgio Faletti, «che ha avuto un ruolo molto forte nell’aprire la strada del thriller italiano».

Tre fattori

Attenzione, però, sui generi bisogna fare chiarezza. Il giallo, il noir, il thriller. «Il giallo – spiega lo scrittore – risponde alla domanda “chi è stato”, e tutto il focus del narratore è portare il lettore a rispondere a quella domanda. Il noir risponde alla domanda “perché l'ha fatto”, quindi è un po’ più filosofico: non è tanto importante capire chi sarà assicurato alla giustizia, tentando di ricomporre le norme sociali infrante, quanto capire qual è la legge interna e cosa ha spinto l’individuo. Il thriller, molto legato al filone cinematografico, punta sulla suspense e sul “cosa accadrà dopo”. Credo che il romanzo migliore sia quello che fa rispondere alle domande di tutti i tre generi».

Cittadini e Pulixi - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Cittadini e Pulixi - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

«Coltivavo – prosegue – il desiderio di scrivere un romanzo che parlasse di denaro e di come il denaro influisce sulla nostra vita, sulla vita di chi ne ha e di chi non ne ha affatto». Ne «Il fattore gatto» s’intrecciano infatti rivalità tra due famiglie potenti (i de Gramont e gli Stuart), tensioni e contratti, eredità e miliardi. Si sta per celebrare un matrimonio esclusivo a Serpentara, un isolotto selvaggio della Sardegna meridionale, trasformato per l’occasione in un villaggio di lusso. «Ho cercato – precisa l’autore – di sviluppare una visione scevra delle mie radici, quell’intimità che può diventare una lente deformante, e di trattare le cose con oggettività, i problemi e le situazioni reali. Poi, alla fine, scrivi di ciò che conosci, come diceva Hemingway».

Un laboratorio artistico davvero interessante quello di Pulixi, che ai lettori si rivolge con un obiettivo primario: soprattutto divertire, nel senso più ampio e profondo del termine. «Cerco di regalare dei viaggi emozionali. Il libro è come un viaggio fra tante emozioni: amore, odio, speranza, paura… E il lettore può sperimentare di questo prisma tutti i colori».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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