Viroli: «Il patriottismo può essere un argine contro i nazionalismi»

Il professore emerito di politica a Princeton: «Il vero amor di patria, da Machiavelli a Mazzini, difende la libertà di tutti i popoli»
Carlo Muzzi

Carlo Muzzi

Caporedattore

Il professor Maurizio Viroli
Il professor Maurizio Viroli

Come fermare il nazionalismo? Un’ideologia divisiva che è fonte di conflittualità nella politica internazionale. Ne parla il professor Maurizio Viroli, professore emerito di politica a Princeton e che l’altra sera è stato ospite dei club Lions bresciani in un incontro organizzato tra gli altri da Sergio Savoldi e Marco Avanzi.

Professor Viroli, che senso ha parlare oggi di nazionalismo e patriottismo?

È un imperativo morale e intellettuale, per una ragione molto evidente: i grandi attori politici del nostro tempo si dichiarano e sono tutti nazionalisti. Nel Paese dove vivo io, gli Stati Uniti, il presidente Donald Trump si è dichiarato più volte in pubblico nazionalista. Nazionalista è la Russia del presidente Vladimir Putin e nazionalisti sono i dirigenti della Cina.

In un tempo in cui l’ideologia dominante è quella nazionalista, intesa come esaltazione della potenza della nazione - potenza economica, politica e militare - bisogna porsi una domanda molto semplice: in che modo il nazionalismo può essere limitato? Perché il nazionalismo, nella storia, tende a rafforzare la propensione dei popoli a dividersi e a percepire l’altro come un nemico, lo straniero come una minaccia. In un mondo in cui si rafforza con tanta intensità questo modo di pensare, bisogna dunque porsi il problema di come arginare una forza che non opera per la libertà, per il progresso sociale, per la giustizia. Il nazionalismo è una forza che ha sempre teso a escludere e a fomentare i conflitti internazionali.

E secondo lei come può essere arginato?

La mia idea è che l’ideale più efficace per arginare il nazionalismo, per quanto possa sembrare strano, sia il patriottismo. Mentre il nazionalismo nasce dalla percezione che la propria cultura, la propria tradizione intellettuale, siano superiori alle altre, il patriottismo – soprattutto il patriottismo del Risorgimento italiano, e in particolare quello di Mazzini – insegna ad amare la libertà del proprio popolo e la libertà di tutti i popoli. È dunque una forza che incoraggia l’impegno per il dialogo, il confronto, la comprensione fra i popoli. Per questo l’alternativa più efficace al nazionalismo è il buon patriottismo italiano che noi abbiamo ereditato dal Risorgimento, in particolare dall’opera di Giuseppe Mazzini e da coloro che a lui si sono ispirati.

In questa fase storica, però, esiste il gruppo europeo dei Patrioti per l’Europa, che raggruppa partiti che sono nazionalisti. Non si corre il rischio di una confusione terminologica?

Quello che ho cercato di fare in tanti anni è stato proprio restituire alle parole il significato autentico che si trova nelle opere di chi ha trattato quei temi.

È ovvio che chiunque può definirsi patriota, ma in Italia abbiamo una tradizione ben precisa. Non soltanto Mazzini, ma anche Carlo Rosselli: autori come questi hanno spiegato nella maniera più chiara possibile che il patriottismo è un ideale di libertà e di giustizia, non di esclusione. Uno può definirsi patriota, ma se è patriota nel significato mazziniano deve essere sempre dalla parte di tutti i popoli oppressi contro gli oppressori.

Se ti definisci patriota nell’accezione mazziniana, non puoi accettare che nella tua patria ci siano persone considerate straniere. Sarebbe auspicabile che, soprattutto in Italia ma non solo, tutti riscoprissimo questa tradizione di amor di patria che invita alla solidarietà, all’impegno, alla responsabilità; che parla di giustizia e non di esclusione; che si basa sul dialogo ed è aperta al mondo. Non bisogna mai dimenticare che, nella scala dei valori di Mazzini, al di sopra della patria c’è l’umanità. Per il nazionalista, invece, al di sopra della nazione non c’è niente.

Lei è stato consulente culturale del presidente Carlo Azeglio Ciampi, il presidente che più di tutti ha impostato il suo settennato sull’idea di patria.

Ricordo bene quando Ciampi mi fece una domanda molto precisa: “Professore, cosa possiamo fare per far rinascere negli italiani l’amor di patria?”. Qual era l’esigenza di Ciampi? Far ritrovare agli italiani l’amore per la Repubblica e per la patria italiana. E come lo ha fatto? Primo: riscoprendo i simboli. Perché “patria” è una parola, ma dov’è la patria? Ci vogliono dei simboli. C’è una bandiera, e Ciampi ha cominciato a far capire l’importanza della bandiera. Patria è una parola, ma perché sia visibile ci vogliono realtà che si possono ammirare: i monumenti, il Vittoriano.

E poi l’amor di patria ha bisogno di memoria. Ecco allora Ciampi che va a Cefalonia, per ricordare i martiri della divisione Acqui che non si arresero ai nazisti. Con il massimo rispetto per i suoi successori, nessuno di loro ha avuto non solo la motivazione, ma nemmeno le capacità culturali per tenere vivo il lavoro di riscoperta del patriottismo italiano che Ciampi aveva avviato. È come se un fiume improvvisamente si fosse inaridito. Ma se quel fiume avesse continuato a vivere, oggi avremmo un’Italia diversa.

E cosa può dirci di Machiavelli?

Machiavelli è il mio eroe. Perché quest’uomo, in una delle sue ultime lettere – è il 18 aprile 1527, lui morirà ai primi di giugno – scrive a Francesco Vettori mentre l’Italia è invasa e i lanzichenecchi stanno per arrivare a Roma: “Fermate questo furore, fermate questo che non ha nulla di umano”. E aggiunge: “Io amo la patria mia più dell’anima”.

La vita di quell’uomo è stata sempre dedicata all’idea di vedere una patria fiorentina e italiana libera. L’ultimo capitolo del Principe, il ventiseiesimo, si intitola Esortazione a prendere l’Italia e liberarla dai barbari. Più patriottico di così. Questo vuol dire che noi, anche prima del Risorgimento, abbiamo avuto un ideale di amor di patria che è solo ed esclusivamente un ideale di libertà e di emancipazione.

Nel caso di Machiavelli, soprattutto dal dominio straniero, ma anche dalla corruzione politica. Machiavelli invoca l’amor di patria anche nella lotta contro la corruzione politica. Se ami la tua patria, puoi vederla dominata da delinquenti? No, non puoi. L’amore per la tua comunità ti spinge a volerla bella, a volerla proteggere. Per questo Niccolò Machiavelli, Giuseppe Mazzini e Carlo Rosselli sono i miei eroi.

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