Una volta terminata l’operazione in Iran, gli Usa si «prenderanno» immediatamente Cuba, ha dichiarato Donald Trump. Il verbo, «prendere», dà la cifra della logica neo-imperiale che sottostà alla politica estera di Trump, in particolare in America Latina. Cuba è stata a lungo un protettorato degli Usa, dalla sua formale indipendenza nel 1898 almeno fino agli anni Trenta del Novecento, quando riuscì a ottenere alcune vestigia della sovranità, pur rimanendo nell’orbita d’influenza statunitense. Una condizione venuta infine meno con la rivoluzione castrista del 1959 e la nascita di uno Stato orgogliosamente socialista nei Caraibi, a poche decine di chilometri dalle coste della Florida.
Un regime, quello cubano, capace di promuovere un rilevante progresso sociale (dalle aspettative medie di vita ai tassi di mortalità infantile, Cuba si è a lungo collocata tra i primi Paesi dell’emisfero occidentale) e di promuovere brutali politiche repressive nei confronti di qualsiasi forma di dissenso politico. E la cui esistenza è stata marcata fino a oggi dallo scontro senza quartiere con il vicino gigante statunitense.




