È stato un incontro speciale e intenso, quello che di Chiari ha vissuto ieri con Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme. Una grande folla si è riunita nell’Istituto Salesiano San Bernardino – che festeggia nel 2026 il proprio centenario – per ascoltare il cardinale, collegato in video dalla Terra Santa, e il giornalista Aldo Cazzullo, chiamati dall’associazione Rinascimento Culturale a dialogare sull’ottavo centenario della morte di san Francesco. Un dialogo che, inevitabilmente, ha sfiorato la vita del santo d’Assisi ma è entrato soprattutto nel vivo della drammatica attualità dei conflitti in corso nel Medio Oriente.
I temi. Anzitutto la guerra tra Israele, Usa e Iran: «Già da un paio di giorni – ha detto Pizzaballa – i giornali qui parlano di un’imminente ripresa dei combattimenti, anche se non è chiaro se coinvolgeranno Israele o soltanto gli Stati Uniti. Sembra comunque chiaro che andiamo verso un’escalation».
Quindi il conflitto israelo-palestinese, dopo il 7 ottobre e la distruzione di Gaza: «È necessario fare qualcosa per fermare questa deriva. Chiaramente oggi siamo molto lontani dalla pace e dal dialogo, prevale la logica della forza e delle armi. Ma non è stato e non sarà sempre così. Tutti sono stanchi, israeliani e palestinesi, e coloro che hanno una responsabilità pubblica e civile non devono lasciare la narrativa in mano a chi pensa che la forza sia l’unica via. Non basta la politica: gli accordi arrivano se c’è un contesto culturale e religioso che li rende possibili. Molti ancora ci credono: in futuro saranno loro gli artefici della ricostruzione».
La lettura
Non toccherà all’attuale leadership: «Non saranno Netanyahu e Abu Mazen gli artefici della pace del futuro. Serve osare, aprire la strada a una visione nuova». Che non può essere affidata solo alla diplomazia, su questo insiste il cardinale: «Non puoi costruire la pace ignorando l’elemento religioso che fa parte della vita e della cultura dei popoli. Le religioni non sono un ostacolo alla pace: se liberate dalle manifestazioni estremiste, esse sono essenziali».
È vero, tuttavia, che il 7 ottobre e Gaza hanno segnato uno spartiacque. «Il 7 ottobre è stato un trauma profondissimo per Israele e per la coscienza ebraica. Ha fatto rivivere i traumi del passato, prodotto un senso di vulnerabilità e tradimento. Ha minato la fiducia toccando nel profondo la fibra della popolazione israeliana». Quella di Gaza, a sua volta, è una ferita profonda: «La città è per due terzi rasa al suolo, inabitabile, un ammasso di rovine. Ora c’è più cibo, ma mancano acqua, medicinali, il gasolio e quindi l’elettricità che consente di estrarre l’acqua dai pozzi e di filtrarla. Gli abitanti vivono nelle tende, tra le rovine. Tanti mi hanno contestato perché dico queste cose, ma non posso tacere. Mi sono chiesto se avessi sbagliato qualcosa nel parlare, ma io non posso annullarmi. Devo metterci la faccia ed essere me stesso».
Anche il dialogo tra ebrei e cattolici ha risentito degli eventi: «Ha conosciuto qualche difficoltà, soprattutto a livello di istituzioni religiose. Ora siamo in un momento di verità, non possiamo ignorare quello che è accaduto. Vogliamo riprendere e rinforzare il dialogo, legandolo alla realtà del territorio in cui viviamo». Quel territorio nel quale san Francesco approdò nel 1219 per incontrare il sultano d’Egitto: «Francesco voleva identificarsi con la figura e l’umanità di Gesù. E non c’è umanità di Gesù senza la sua terra. La storicità della sua vita passa anche dalla geografia, e il viaggio di Francesco fu anche il modo per fare esperienza dell’incontro con quel Gesù che aveva tanto amato».
Il sostegno
Nel suo impegno per la pace e il dialogo, il cardinale è sostenuto da papa Leone XIV: «Rispetto a papa Francesco, Leone porta la sua personalità e il suo stile. Ma la continuità mi sembra chiara nelle relazioni, nell’impostazione e nella visione». Pizzaballa ha ricordato anche altri papi: la memorabile visita in Terra Santa di Giovanni Paolo II nel Duemila («I suoi gesti e la sua umanità abbatterono sospetti e paure») e i discorsi di san Paolo VI, ascoltati da ragazzo e pienamente compresi in età adulta: «I suoi testi, bellissimi, sono pietre miliari del magistero recente».



