Ha sbaragliato la concorrenza internazionale senza dar troppo da pensare ai giurati, riunitisi in plenaria lo scorso giugno a Brescia per decidere il destinatario del trentesimo Premio Luigi Micheletti, prestigioso riconoscimento a matrice bresciana assegnato nell’ambito degli European Museum Academy Awards, quelli che potremmo definire, senza timore di smentita, gli Oscar della museologia europea.
La preferenza quasi unanime degli esperti museali e rappresentanti dell’Ema è andata quest’anno alla Haus der Geschichte di Bonn, ovvero la Casa della storia della Repubblica Federale di Germania, che sabato al Museo Archeologico di Alicante ha ricevuto il premio per mano del vicepresidente della Fondazione Micheletti, il professor Leonida Tedoldi.
Dall’historytelling all’archistar
Dodici le candidature complessive, giunte per il Micheletti Award da nove Paesi europei. Quattro i musei tedeschi in corsa, con la Haus der Geschichte di Bonn considerata in partenza favorita al premio che mette il focus sul miglior «historytelling», ovvero la capacità di raccontare una storia, o ancor meglio la Storia, attraverso l’esposizione museale. Una capacità sostanziata alla perfezione dai vincitori delle passate edizioni, come l’Obersalzberg Documentation Center di Berchtesgaden, in Baviera, promotore di una riflessione critica sul nazismo a ridosso del cosiddetto «Nido dell’Aquila».

Sorge invece in un ex campo che ospitò migliaia di profughi tedeschi in fuga dall’Armata Rossa il FLUGT – Refugee Museum of Denmark. Partendo da quel sito della Seconda Guerra Mondiale, il museo racconta oggi con un taglio modernissimo la storia dell’asilo politico in Europa: dalla Convenzione di Ginevra del 1951, passando per la crisi dell'ex Jugoslavia, fino ai giorni nostri. Non guasta che a firmare il progetto sia stato Bjarke Ingels, superstar mondiale dell’architettura contemporanea.
Dal container marittimo alla sedia volante
n questo solco si struttura l’esperienza della Haus der Geschichte, che non è un nuovo museo – l’inaugurazione è del 1994 –, ma ha cambiato faccia grazie al recentissimo riallestimento, che traduce alla perfezione il claim «Sei parte della storia». Dal container marittimo della Hapag-Lloyd arancione che domina la sezione della globalizzazione al borsone che Elvis si portava appresso quando nel ’58 arrivò in Germania da soldato della Us Army; dal Volkswagen «Bulli», simbolo del miracolo economico dell’Ovest, alla Trabant, auto-icona dell’Est comunista; dalla poltrona da dentista «volante», lanciata dagli americani a Berlino durante lo storico ponte aereo, allo scarpino da calcio originale del «Miracolo di Berna»: una macchina del tempo formato museo con quasi 4mila oggetti da toccare, attraversare e ascoltare e un allestimento caratterizzato da portali, schermi e metafore spaziali.

Così, all’ingresso, la sagoma del visitatore viene catapultata live in un video e si ritrova a ballare fra la folla sopra il Muro nel novembre dell’’89. Mentre a fine visita, rigorosamente gratuita, c’è l’Isola del Voto, dove si può esprimere la propria opinione sui grandi temi del presente.
Brescia protagonista

«Il premio – commenta il vicepresidente Tedoldi – consolida il ruolo della Fondazione Micheletti nel panorama internazionale, dimostrando la lungimiranza del suo fondatore. Già decenni fa, Luigi Micheletti intuì che il futuro dei musei risiedeva nell’historytelling, nella capacità dunque di far immergere il visitatore nel passato attraverso una narrazione fortemente contestualizzata, in grado di far rivivere la storia senza forzature, ma ancorandola saldamente alla realtà d’appartenenza. A trent’anni di distanza questo premio fa conoscere la Fondazione e Brescia in tutta Europa, confermando la nostra autorevolezza nella museologia contemporanea».




