«The older the fiddle the sweeter the tune», recita un antico proverbio irlandese. Insomma, violino vecchio fa buona melodia. Sabato 7 novembre il duo The Strawboys sarà all’Ennis Trad Fest, nella contea di Clare, per presentare «Up and About», album che raccoglie il frutto di oltre vent’anni di passione e ricerca sulla musica tradizionale dell’Isola di Smeraldo. «Si tratta di uno dei festival più importanti a livello mondiale. Saremo nella zona ovest del paese, non lontano dalle scogliere di Moher» spiega il chitarrista gussaghese Francesco Bettoni, che forma il duo insieme al polistrumentista milanese Daniele Bicego.
Da sabato il disco sarà disponibile su tutte le piattaforme streaming e per l’acquisto in formato fisico (info: www.strawboys.net). Abbiamo intervistato Bettoni in vista del concerto in Irlanda.
Bettoni, dopo il diploma in chitarra classica al Conservatorio «Marenzio», lei ha passato diversi periodi tra Galway, Clare e Donegal per respirare da vicino l’aria irlandese...
Quando gli inglesi hanno sottomesso l’isola, hanno spinto la popolazione in questa zona più selvaggia. Qui le usanze si sono conservate, hanno avuto modo di durare e fiorire, conservando un’autenticità diversa rispetto alle aree turistiche.
Ci sono contributi internazionali anche all’album.
Sì, hanno partecipato artisti italiani e internazionali, a partire dal chitarrista John Doyle, tra i fondatori della storica formazione Solas, che ha registrato il proprio contributo in North Carolina. Con lui la violinista irlandese AnneMarie McCormack e il fisarmonicista danese Anders Trabjerg, il violinista Luca Rapazzini e i cantanti Alessia Pasini e Gianmaria Valente. Nei brani si possono inoltre ascoltare i flauti e le cornamuse «uilleann pipes» costruiti da Bicego.

Come nasce «Up and About»?
Ci dedichiamo alla musica irlandese da tanto, era giunto il momento di produrre un album di alto livello. Abbiamo coinvolto musicisti di Galway che conosciamo da anni; in un workshop avevo incontrato Doyle, uno dei massimi esponenti della chitarra nella musica tradizionale e anche lui è stato entusiasta. Seguiamo il vero stile irlandese con brani tradizionali e set di più melodie combinate in un lavoro di ricerca di repertorio. La nostra personalità emerge da arrangiamenti e armonizzazioni. Anche il titolo ci rappresenta bene: «Up and About», pronti a ripartire, a rimettersi in movimento.
L’eredità musicale italiana traspare dai vostri arrangiamenti?
Sicuramente, anche se siamo fedeli alla tradizione, in cui c’è una certa libertà ma pure limiti dettati dal gusto musicale. Ascoltando musicisti irlandesi si percepisce sempre nettamente il loro stile ed è bellissimo. Iniziano a suonare durante l’infanzia, diventando presto abilissimi in uno stile che deriva dall’esperienza diretta della tradizione. Noi veniamo da studi classici, è una differenza sottile che sotto alcuni aspetti gioca a nostro favore.
Abbiamo un’immagine molto romantica del rapporto che gli irlandesi hanno con la musica. Com’è la realtà?
C’è un profondo rispetto. La musica e l’educazione musicale sono fondamentali. Moltissimi suonano uno strumento, a tutte le età. La figura del musicista viene tenuta in considerazione a tutti i livelli. Quando uno straniero si avvicina alla tradizione con riverenza e il desiderio di inserirsi seriamente in una cultura diversa sono molto accoglienti. È un’esperienza bellissima.



