Una valigia rossa, una porta per entrare nel mondo più intimo di Gabriella Ferri. Syria sarà giovedì 10 settembre alle 21 al Teatro Giardino di Breno con «Perché non canti più», spettacolo-concerto scritto insieme a Pino Strabioli, dedicato all’iconica voce della canzone popolare romana. Syria sarà accompagnata alla chitarra da Massimo Germini. Biglietti (a 21,50 euro) online su TicketSms.it. Lo spettacolo è inserito nella terza edizione del Premio Nazionale Sergio Staino-Pitoon, in programma a Breno oggi e domani nell’ambito del festival Dallo Sciamano allo Showman. Nel corso della serata Syria riceverà la targa 2026 "Dallo Sciamano allo Showman".
Vincitrice di Sanremo Giovani nel 1996 con il brano «Non ci sto» e terza l’anno seguente tra i Campioni con «Sei tu», Cecilia Syria Cipressi aveva registrato il suo best of «10 + 10» a fine 2015 durante un concerto al Teatro Grande di Brescia per festeggiare i vent’anni di carriera, con stelle della canzone e un’orchestra. Poi ha intrapreso un percorso artistico più lontano dai riflettori, dedicandosi alle esibizioni dal vivo. L’abbiamo intervistata.
Syria, come è nato il progetto su Gabriella Ferri?
Tutto parte dal libro di Pino che mi è stato regalato circa 14 anni fa. Contiene disegni, scarabocchi, appunti, poesie, pensieri di Ferri custoditi in una valigia rossa che il marito e il figlio della cantante hanno regalato a Strabioli dopo la sua morte. Ho sentito il desiderio di contattarlo per svelare insieme una parte nuova di Gabriella, raccontandola a modo mio.
Lo spettacolo non è nuovo...
No, lo spettacolo ha debuttato nel 2018. Spero di far venire voglia al pubblico di ascoltare le canzoni di Gabriella. La sento vicina nell’amore per la musica dettato da parametri che esulano l’industria discografica, nel piacere di viverla senza la smania di apparire ovunque e per forza. Non riesco a stare al passo con questa realtà e ho fatto delle scelte di cui sono felicissima. In lei rivedo la stessa gioia di porsi con il pubblico in una maniera più diluita.
Quali emozioni ha provato cercando tra i ricordi di Ferri?
Ho fatto il liceo artistico, quindi il figurativo mi attrae. I suoi autoritratti sono straordinari. Aveva un tratto coerente, che esprimeva esattamente il suo mondo a colori, la grande personalità, il modo di essere così mutevole. Leggendo i suoi diari mi hanno poi colpito la sua grande fede e l’attaccamento verso la famiglia.
Lei ha attraversato negli anni dimensioni diverse dello spettacolo. Cosa significa riscoprire un rapporto più essenziale con l’arte in progetti come questo?
È la parte più onesta, sincera e piacevole di un mestiere difficile e altalenante. Stare tra il pubblico, raccontare la storia di chi ha fatto la differenza nella musica, diventare un tramite. Mi sento a mio agio, nella mia comfort zone. Spero di realizzare tanti altri omaggi a donne della cultura e della musica.
Quest’anno è tornata in studio per i singoli «Speranza» con Inoki e «La storia più bella». Cosa cerca oggi nella musica?
Dopo dieci anni, ho ripreso in mano la situazione. Sto ancora navigando a vista, prendo le misure di un territorio cambiato tanto. A volte sembra tutto più grande di me e non so dove andrò a parare. Preferisco pubblicare dei singoli, l’album nuovo uscirà entro l’anno. Sto ancora cercando di capire quale spazio ci sia per le tante canzoni che in questi anni ho messo da parte.



