«Siamo “arconauti”: esploratori della musica». Il direttore artistico Pietro Beschi è un novello Giasone chiamato a scoprire territori incontaminati del violino e della musica antica. Ieri ha presentato in città il cartellone della 24ª edizione delle Settimane Barocche, da domenica 4 ottobre - un concerto d’organo di Bernard Foccroulle, alle 20 nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Brescia - a fine novembre, con 23 appuntamenti distribuiti tra Brescia, Cellatica, Calvisano, Botticino, Castenedolo (programma dettagliato e info sul sito www.settimanebarocche.com) con protagonisti dell’Early Music, celebrati esecutori, giovani star, vincitori di concorsi internazionali... tra loro Elisa Citterio, Ramin Bahrami, Massimo Mercelli, Ettore Pagano, Wakana Kimura.
«Raccontiamo le cento vite del violino, dal Barocco alla tradizione tzigana e latinoamericana, dal klezmer al fiddle irlandese e allo swing - anticipa Beschi -. Ne sveliamo le variopinte vesti e le inattese contaminazioni. Strumento inclusivo per eccellenza, della gioia e della lacrima, del rigore geometrico e della fantasia sfrenata».
È così anche oggi?
Oggi il pubblico sembra essersi allontanato dalla dimensione di un’arte dei suoni quale colonna sonora dei nostri giorni, dei momenti speciali e di quelli ordinari, dalla festa e dalla commozione, del lavoro e dello svago. In altri luoghi del mondo è diverso: nelle valli bresciane e bergamasche, nei pub d’Irlanda e di Scozia, in tutto il Mid-West americano, nell’Est del mondo il violino è voce onnipresente, compagnia fedele, amico affezionato. Per ballare e cantare, per sorridere e intenerirsi.
Cosa si propone il Festival che lei dirige?
Con le Settimane Barocche vogliamo che la musica torni ad abitare le nostre giornate. La musica barocca sa essere fastosa e sensuale, intima e struggente. Tante gradazioni, per ciascuno di noi. Non mancheranno incontri di approfondimento, come quelli dedicati all’Offerta Musicale di Bach: note che si riempiono di domande di senso. Chi erano quei compositori? Perché e per chi scrivevano? Quali tracce di civiltà accoglievano quei pentagrammi? Lo scopriremo.

A cosa allude il titolo «Arconauti» scelto per la rassegna di quest’anno?
È una musica che attraversa confini e si trasforma. Il violino è la nostra guida: un viaggio latinoamericano con Alexis Cárdenas, popolare e nomade nel weekend “Fiddle”, rigorosamente bachiano con Leonardo Cella, contemporaneo nella ricomposizione vivaldiana di Max Richter affidata a Wakana Kimura. Purtroppo mancherà la tappa tzigana, con il mitico Roby Lakatos, a causa di un piccolo intervento chirurgico al quale il maestro dovrà sottoporsi. Ma ci rifaremo il prossimo anno.
C’è un appuntamento particolare, e benefico...
Per il récital di Cárdenas siamo già stati contattati dalla comunità venezuelana di Brescia, entusiasta di poterlo ascoltare dal vivo: in quella occasione faremo una raccolta fondi per i bisogni più urgenti del Venezuela, ancora in profonda crisi economica, sociale e politica. In questa maniera la musica torna a dialogare con gli uomini, si riempie di connessioni sociali per diventare volto veritiero di una società.

