Sanremo 2026, le 30 canzoni ascoltate in anteprima: come sono

Siamo stati al pre-ascolto per gli addetti ai lavori. «Il meglio di me» di Renga secondo Conti è un brano «classico, ma moderno», molto in linea con un’edizione garbata, refrattaria alle polemiche e istituzionale. Ecco la nostra impressione sui 30 pezzi in gara
La presentazione delle canzoni in gara - © www.giornaledibrescia.it
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«Classica, ma moderna». Così «suona» la canzone «Il meglio di me», con la quale Francesco Renga è in gara a Sanremo 2026 (si tratta della sua decima partecipazione da solista). La definizione arriva nientemeno che dal presentatore è direttore artistico del Festival di Sanremo Carlo Conti.

Il brano è stato presentato in anteprima oggi, ma solo per gli addetti ai lavori, nel contesto dei tradizionali pre-ascolti, che hanno avuto luogo a Milano, nello Studio TV3 di corso Sempione, e anche a Roma, alla Sala Blu in via Teulada. L’anteprima ha riguardato, naturalmente, anche tutte le altre 29 canzoni che saranno in gara alla manifestazione in programma da martedì 24 a sabato 28 febbraio. Ecco le prime impressioni.

Francesco Renga – Il meglio di me

Testo: Stefano Tartaglino, Antonio Caputo, Simone Enrico Reo, Mattia Davì, Francesco Renga, Davide Sartore
Musica: Stefano Tartaglino, Antonio Caputo, Simone Enrico Reo, Mattia Davì

Violino, voce. La sua, quella modulata, di Francesco. Che canta di pugni chiusi in tasca prima di aprire tutto in un ritornello che lascia spazio anche a pennate di chitarra acustica. Nel testo c’è il riferimento ai segni del tempo che passa, alla preghiera di «lasciare in macchina il peggio di me», affinché venga accolta la parte migliore.

Elegante, classica, a suo modo attuale. Un modo per esserci con il coraggio e la coerenza dell’autenticità, e per provare a vivere un ruolo da protagonista.

Arisa – Magica favola

Testo e musica: Arisa, Giuseppe Anastasi, Marco Cantagalli, Fabio Dalè, Carlo Frigerio

Qualcosa di Disneyano, un po’ musical, un po’ film di Muccino. Atmosfere placide e abbastanza rassicuranti. Come altri brani in gara, parla del tempo che passa, in questo caso decennio per decennio. La canzone è ben scritta, ben strutturata, ben interpretata. Che diventi la versione matura di «Sincerità»?

Bambole di pezza – Resta con me

Testo: Andrea Spigaroli, Nesli, Martina Ungarelli, Lisa Cerri
Musica: Andrea Spigaroli, Nesli, Simone Borrelli, Federica Rossi, Caterina Alessandra Dolci, Daniela Piccirillo

Potrebbe essere uno dei pezzi più innovativi del Festival. Suona invece un po’ come una versione tricolore dei Coldplay (non quelli fulminanti, degli inizi, bensì quelli oltre-pop più recenti). E finisce per essere un pezzo sanremese quasi al 100%. Il primo ascolto non sconvolge.

Chiello – Ti penso sempre

Testo: Chiello, Tommaso Ottomano
Musica: Fausto Cigarini, Saverio Cigarini, Matteo Pignoni, Tommaso Ottomano

A Sanremo con la chitarra con un pizzico di flanger-chorus? Questo è già coraggio. Nel listone è il pezzo più indie-rock. Con il «garbo» dovuto al fatto che verrà presentato in tutta Italia durante la settimana televisiva più seguita dell’anno.

Dargen D’Amico – Ai Ai

Testo: Dargen D’Amico
Musica: Dargen D’Amico, Gianluigi Fazio, Pietro Bagni, Edwyn Roberts

Dove si balla? In questo brano, uno dei più a briglia sciolta dell’ampio lotto. Dal punto di vista radiofonico ha uno dei ritornelli più funzionali. Non dirompente, ma che entra sotto pelle. Musicalmente, qualche riferimento latineggiante.

Ditonellapiaga – Che fastidio!

Testo: Ditonellapiaga, Edoardo Castroni
Musica: Ditonellapiaga, Edoardo Castroni, Edoardo Ruzzi, Alessandro Casagni

Ecco la dance, i bassi sparati, un bridge sorprendentemente Bossanova, un ritornello che ti entra in testa immediatamente (non ce ne sono troppi), una sirena in sottofondo che apre il refrain ossessivo nella parte finale. Chiaramente tutto funziona bene e rimanda un po’ ai Festival di Amadeus dal punto di vista di sound e attitudine.

Eddie Brock – Avvoltoi

Testo: Eddie Brock, Lorenzo Iaschi, Vince Lion
Musica: Edoardo Iaschi, Vincenzo Leone

Ballad per pubblico giovane con chitarra, voce e orchestra, «perché è più facile farti spogliare che spogliarti il cuore». Verso il finale spunta una chitarra elettrica Anni Ottanta. La formula funziona. Probabile classifica alta.

Elettra Lamborghini – Voilà

Testo e musica: andrea Bonomo, Edwyn Roberts, Pietro Cremona

Momento dance della lunga playlist, senza sbracare e pure con una certa classe. Può trovare il favore delle radio e delle playlist. Festaiola («Viva la Carrà»), con ordine.

Ermal Meta – Stella stellina

Testo: Ermal Meta
Musica: Ermal Meta, Dardust, Giovanni Pollex

Rotta verso i Balcani e la sensazione che ci sia bisogno di più ascolti per cogliere la profondità intuibile di un brano che, inizialmente, sembra restare abbastanza piatto. Bello, invece, il testo. L’unico che tocca il tema della guerra. Una filastrocca triste e fatale, tra notte nera, rabbia e preghiera «che non basteranno più».

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare

Testo: Enrico Nigiotti, Pacifico
Musica: Enrico Nigiotti, Fabiano Pagnozzi

Cosa sembra la strofa? Una delle canzoni più rassicuranti di Jovanotti. Quelle che mescolano esistenzialismo e immagini da vita comune. È un altro brano sul tempo che passa, e che dà l’impressione – al primo ascolto – di perdersi più che trovare un centro, in cerca di un climax che pare nascondersi.

Fedez & Marco Masini – Male necessario

Testo: Fedez, Marco Masini, Federica Abbate, Alessandro La Cava, Antonio Iammarino.

Tatuaggi, cicatrici, il fondo toccato in una stanza di hotel, nel testo. Tra rap e melodia per quanto riguarda la parte musicale. Non sarà di certo uno dei momenti festaioli di un Sanremo che, comunque, nel complesso è piuttosto composto e racconta di frequente sentimenti scuri.

Fulminacci – Stupida sfortuna

Testo e musica: Fulminacci, Pietro Paoletti.

Per ricordare un pezzo di Sanremo che cita Sanremo, a memoria, si deve tornare agli Statuto del 1992. Succede anche qui. Dopo una strofa iniziale deludente, ecco che il brano si apre, cresce e resta solido fino alla fine. Niente male.

J-Ax – Italia Starter Pack

Testo e musica: J-Ax, Andrea Bonomo, Lorenzo Buso

La già voce degli Articolo 31 va in vacanza nel Tennessee, tira fuori il whisky, la scola e propone una canzone country. In cui torna «la canna», topos dei suoi vecchi brani. Solo che questa volta è «la canna del gas». Uno dei pochi brani che trenta di fare critica sociale, ma più che un pugno è un buffetto.

LDA & Aka 7even – Poesie clandestine

Testo: LDA, Aka 7even, Alessandro Caiazza, Vito Petrozzino
Musica: Luca D’Alessio, Luca Marzano, Mattia Villano, Riccardo Romito, Francesco D’Alessio

Un po’ di Sudamerica e Nordafrica, anche se nel testo si cita la “Napoli sotterranea”
e la tarantella. La quota “etnica” del prossimo Festival è (anche) qua? Non male, nemmeno memorabile.

Leo Gassmann – Naturale

Testo e musica: Francesco Savini, Mattia Davì, Alessandro Casali, Leo Gassmann

Ballatona d’amore senza guizzi particolari, che pare pensata per esaltare testosterone e orchestra. Però, senza dubbio, troverà un pubblico.

Levante – Sei tu

Testo e musica: Levante

Strofa barocca, di certo non immediata, e per questo anche coraggiosa. Il ritornello porta un paio di passaggi coraggiosi, vocalmente e ritmicamente non banali. La canzone ha più profondità di quanto potrebbe arrivare nell’immediato. Menzione d’onore: interprete, testo e musica coincidono in tutto e per tutto.

Luchè – Labirinto

Testo: Luchè, Davide Petrella
Musica: Stefano Tognini, Davide Petrella, Rosario Castagnola

Autotune e trap. Curioso che l’artista dimostri di avere poca voce proprio quando trema un po’ sulla frase “… e non ho voce”. La canzone acquisisce profondità nel refrain, quando prende sfumature più dark: “Non ti scordare di me, di me, di noi”. Nel testo, l’amore vissuto con difficoltà. È uno dei temi portanti delle canzoni di questo Festival.

Malika Ayane – Animali notturni

Testo: Malika Ayane, Stefano Marletta, Edwyn Roberts
Musica: Giordano Cremona, Luca Faraone, Stefano Marletta, Federico Mercuri, Edwyn Roberts

Qui si balla. La strofa è house-funk, il ritornello è Seventies. Ci senti qualcosa dei Matia Bazar più abili a strizzare l’occhio alla radiofonia. La canzone funziona, anche se – ovviamente si tratta di un primo ascolto, alla cieca – pare restare un po’ piatta. Niente di trascendentale nel testo, tra amore e nightlife.

Mara Sattei – Le cose che non sai di me

Testo: Mara Sattei

Musica: Davide Mattei, Alessandro Donadei, Alessandro Donadei, Enrico Brun

Si comincia con un classico piano e voce. Dovrebbe essere una base preparatoria per qualcosa che cresce di battuta in battuta. Ma ci vuole tempo, e probabilmente più ascolti, per cogliere dinamiche e progressioni di questo pezzo d’amore, che comunque dà l’impressione di essere uno dei più sorprendenti a livello – appunto – di crescita.

Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta

Testo: Letizia Casarini, Giovanni Imparato
Musica: Letizia Casarini, Giovanni Imparato, Francesco Caitti

Oggettivamente, tra tutti e 30, uno dei pezzi più freschi. Una versione interessante di incrocio tra It-Pop, Ricchi e Poveri e i Baustelle meno impegnati. Che tipo di impatto possa avere a livello di gara non è facile da dire. Testo ottimistico e sorridente.

Michele Bravi – Prima o poi

Testo: Michele Bravi, Rondine
Musica: Michele Bravi, Rondine, Gianmarco Grande

Una canzone sulla solitudine e sui mostri che genera. Garbata e intelligente, di sicuro sincera e credibile. Sanremese in quasi tutto, e in cui forse solo la voce porta guizzi e qualche brivido extra. Nel complesso parliamo comunque di un brano «vero».

Nayt – Prima che

Testo: Nayt
Musica: Stefano Tognini

Un rap abbastanza gentile, introspettivo, non coraggioso, ma per questo non scontato. Il brano parla del raggiungimento della maturità, anche attraverso i rapporti interpersonali.

Patty Pravo – Opera

Testo e musica: Giovanni Caccamo

Nel presentarla, Carlo Conti la definisce «la Divina». Bastano queste parole per immaginarsi l’orizzonte nel quale ti aspetti che porti la decana, per storia e carisma. Il brano inizia piano e voce. Si apre in modo classico, lascia che la voce sia accompagnata dall’orchestra. Sarà sicuramente applaudita.

Raf – Ora e per sempre

Testo e musica: Raf, Samuele Riefoli

Ti aspetti un po’ di Anni Ottanta, ti ritrovi in una strofa che ricorda Destinazione Paradiso di Grignani. Il ritornello, invece, si adombra un po’, in una versione ripulita e italianissima dei Depeche Mode. Amore e tempo sono, ancora una volta, i temi trattati dal testo. Ampio spazio all’orchestra.

Sal Da Vinci – Per sempre sì

Testo: Federica Abbate, Alessandro La Cava, Alessandro Da Vinci
Musica: Sal Da Vinci, Federico Mercuri, Giordano Cremona, Eugenio Maimone, Federica Abbate, Alessandro La Cava

Napoli, ma versante Gigi D’Alessio e non Geolier. Immaginiamo il brano come colonna sonora preferita nelle prossime feste per i matrimoni partenopei, proprio perché di questo si parla. Promesse – io e te per sempre con la mano sul petto – davanti a Dio. Il tutto a cassa dritta. Con chiusura in dialetto Napoletano. Probabile posizione alta in classifica.

Samurai Jay – Ossessione

Testo: Gennaro Amatore, Salvatore Sellitti
Musica: Luca Stocco, Vittorio Coppola

«Andale, andale», canta Samurai su cassa dritta, in un pezzo che all’inizio suona un po’ come una paella di influenze (quelle principali sono latine). Quando si avvicina a qualcosa di Manu Chao, però, convince. Il pezzo ha potenziale.

Sayf – Tu mi piaci tanto

Testo: Sayf
Musica: Luca Di Biasi, Giorgio De Lauri

Ecco il Mediterraneo, ma anche la geografia in generale, visto che si citano Emilia e Liguria. Nel bridge il pezzo rallenta, mentre nel ritornello, ossessivo, si va anche di cassa dritta. Nel complesso funziona tutto e il pezzo garantisce di avere presa. Nel testo, anche un riferimento a Berlusconi e all’Italia, il paese che l’imprenditore e politico amava.

Serena Brancale – Qui con me

Testo: Serena Brancale, Noemi Bruno, Fiat 131, Salvatore Mineo
Musica: Carlo Avarello, Fabio Barnaba, Serena Brancale, Fiat 131

Questa è una canzone di un Sanremo di 30-40 anni fa. Per suono, struttura, morbidezza, classicità pop. Esecuzione vocale impeccabile, forse qualche rimando alla Giorgia dell’epoca. Circa l’attualità, ammesso sia per forza un valore…

Tommaso Paradiso – I romantici

Testo: Tommaso Paradiso, Davide Petrella

Musica: Tommaso Paradiso, Davide Simonetta, Davide Petrella

È un brano pop ben strutturato, di certo «alla Paradiso». Che si svuota un po’ nel ritornello, ma che promette di rimanere in testa. Anche nelle immagini dei romantici che «guardano il treno che se ne va». C’è anche del vintage, quando si ricordano i ragazzi che giocano con la palla contro il muro. Accade, realmente, ancora?

Tredici Pietro – Uomo che cade

Testo: Pietro Morandi, Antonino Di Martino
Musica: Antonino Di Martino, Marco Spaggiari

Interessante mix tra base Anni 90 quasi Madchester e cantato rap, nella strofa. Ritornello affatto scontato. La canzone ha una certa profondità musicale, sempre rispetto al contesto Sanremese, e sarà interessante vedere come potrà essere resa sul palco dell’Ariston.

Varietà musicale

«Ascolterete diversi generi – afferma il presentatore e direttore artistico Carlo Conti prima dell’inizio degli ascolti –. Ascolterete riferimenti latini, di rap puro, rock, country. Quest’anno c’è più varietà musicale rispetto allo scorso anno».

Al primo ascolto dei 30 brani, il Festival che si delinea all’orizzonte sarà abbastanza classico, con qualche punta festaiola, senza «strafare». Garbato, refrattario alle polemiche, istituzionale.

Non mancherà il ricordo di Pippo Baudo, che sarà anzi un fil rouge di tutta la manifestazione. I temi maggiormente trattati sono i rapporti interpersonali, spesso raccontati attraverso l’introspezione.

«La composizione del cast – ricorda Carlo Conti – è un po’ come l’azione di andare al mercato e di vedere cosa il mercato offre. Cambia di giorno in giorno così come Sanremo cambia di anno in anno. E la missione, ogni volta, è cercare e trovare cosa è attuale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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