Pippo Baudo, l’addio al personaggio e a un mondo che non c’è più

Un uomo che ha incarnato il meglio dello spirito democristiano. L’elogio alla sua figura è plauso a quanto costruito insieme
Pippo Baudo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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C’è voglia di fare comunità e si prova ad intravederne i possibili tessitori attuali. Il clamore popolare e mediatico che ha accompagnato la scomparsa, a ottantanove anni, di Pippo Baudo, innesca una narrazione che ha lo sguardo rivolto al passato e si interroga su cosa possa concedere al futuro. Il presente è la voglia di memoria di quanto ci si è detto. Memoria che non si vorrebbe completamente smarrire, non appena una nuova attualità si metterà in campo con spirito di frantumazione.

Forse non ci si aspettava tanta attenzione per un personaggio che da tempo aveva imboccato il viale del tramonto mediatico televisivo, di cui era stato per decenni indiscusso mattatore e attore protagonista. Il periodo agostano, con la voglia di uscire dal negativo della quotidianità delle guerre e dei dazi, e la scelta Rai, di chiamare a raccolta quanti lo hanno seguito, consentendogli di costruire una storia nazional popolare che li ha fatti sentire parte viva, hanno sicuramente inciso. Il connubio informazione e politica che sempre fa discutere. I coprotagonisti, e quanti vengono additati come possibili eredi del suo carisma, scansano decisi la prospettiva: il mondo è cambiato, nessuno potrà riprenderne le orme nell’attuale contesto, ancor meno in quello che si profila.

Allora perché riproporre, con forza, le sue stagioni? La Rai, sicuramente, vede rivisitata una sua – passata e non più recuperabile? –   funzione guida nell’indicare un costume diffuso. La replica, occasione di proposizione di un diverso cammino nelle forme e simile nella sostanza?​​​​​​ Ciò che più ha intrigato è la partecipazione della gente all’evento doloroso della dipartita, che ha portato tutti i diversi media ad iscriversi all’elenco degli elogiatori. Viene da pensare che, in buona sostanza, rimanga tutta l’attualità del trovare le ragioni dello stare insieme. La frantumazione dei nostri giorni non avrebbe già in tasca il successo, che le viene attribuito come nave pilota indiscussa.

  • I funerali di Pippo Baudo
    I funerali di Pippo Baudo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Neppure basta sottolineare che il lungo commiato contiene la voglia di non funerare definitivamente pure ciò che si è stati, di rivendicare la positività di quanto fatto in anni di crescita del contesto complessivo. L’elogio a Baudo è plauso a quanto costruito insieme. Non a caso si è ripetuto che Pippo Baudo ha incarnato il meglio dello spirito democristiano del chiamare a raccolta per un disegno comune, condiviso nelle ragioni fondanti e negli obiettivi perseguiti.

La televisione, che oggi non detiene più il potere di spostare le opinioni di quei tempi andati, è oggetto di dispute tra i partiti su come possa e debba essere manovrata dalla sua dirigenza. Vale per quella pubblica e per le reti private. Resta un dato di fatto: viene prima il costume sociale, sul quale costruire i percorsi di vita, rispetto all’impostazione mediatica. Baudo ha potuto essere ciò che è stato certo grazie alle sue doti, ma ancor prima perché il popolarismo d’allora lo suggeriva. La politica deve parlare con la società. Così allora sorgeranno le parole guida coerenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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