C’è voglia di fare comunità e si prova ad intravederne i possibili tessitori attuali. Il clamore popolare e mediatico che ha accompagnato la scomparsa, a ottantanove anni, di Pippo Baudo, innesca una narrazione che ha lo sguardo rivolto al passato e si interroga su cosa possa concedere al futuro. Il presente è la voglia di memoria di quanto ci si è detto. Memoria che non si vorrebbe completamente smarrire, non appena una nuova attualità si metterà in campo con spirito di frantumazione.
Forse non ci si aspettava tanta attenzione per un personaggio che da tempo aveva imboccato il viale del tramonto mediatico televisivo, di cui era stato per decenni indiscusso mattatore e attore protagonista. Il periodo agostano, con la voglia di uscire dal negativo della quotidianità delle guerre e dei dazi, e la scelta Rai, di chiamare a raccolta quanti lo hanno seguito, consentendogli di costruire una storia nazional popolare che li ha fatti sentire parte viva, hanno sicuramente inciso. Il connubio informazione e politica che sempre fa discutere. I coprotagonisti, e quanti vengono additati come possibili eredi del suo carisma, scansano decisi la prospettiva: il mondo è cambiato, nessuno potrà riprenderne le orme nell’attuale contesto, ancor meno in quello che si profila.



