Niccolò Fabi al Vittoriale: magia, rock e due ore di pura poesia

Sold out per il cantautore romano a Gardone Riviera. Tra ballate intime, un nuovo sound potente e il toccante omaggio a Glen Hansard: la recensione dello show
Enrico Danesi
SPETTACOLI GARDONE RIVIERA ANFITEATRO DEL VITTORIALE FESTIVAL TENERAMENTE 2026 - NICCOLO FABI NELLA FOTO NICCOLO' FABI 31-07-2026 Marazzani@newreporter
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Niccolò Fabi al Vittoriale

Storie di tutti i giorni raccontate con stile aggraziato e sonorità avvolgenti: Niccolò Fabi raccoglie il testimone di una musica delicata dagli scandinavi Kings of Convenience, che lo hanno preceduto di un paio di giorni sotto il cielo del Vittoriale, facendo registrare l’ennesimo sold out.

A fungere da opener, curiosamente, sono due dei musicisti della band di Fabi stesso, ovvero Alberto Bianco e Roberto «Bob» Angelini (gli altri sono Filippo Cornaglia, Cesare Augusto Giorgini, Giorgio Cannavale), che hanno inciso un bel disco insieme ad Andrea Pesce, e ne eseguono alcuni brani dal tratto tanto scarno quanto convincente.

«Concerto unico»

L’avvio del live principale è per contro all’insegna di un sound fortemente chitarristico, con l’elettronica battente venata di psichedelia rock di «La promessa», che per dichiarazione esplicita di Fabi esprime appunto l’impegno nei confronti degli spettatori di dar vita a «un concerto unico». L’artista scherza poi sull’«effetto Andalusia» che la reazione al caldo genera in platea, dove tutti agitano i ventagli forniti dall’organizzazione e «sembra di essere tra Granada e Siviglia».

Sul parco di Gardone Riviera - Foto NewReporter/Marazzani © www.giornaledibrescia.it
Sul parco di Gardone Riviera - Foto NewReporter/Marazzani © www.giornaledibrescia.it

Il romano Niccolò è arrivato al successo con album dai toni sommessi, intimi, salvo poi dimostrare una buona attitudine anche con suoni più articolati e orchestrazioni ariose, pur conservando una indubbia malinconia di fondo. Il tour estivo del 2026 - che segue la pubblicazione di un disco registrato in un rifugio della Val di Sole, «Libertà negli occhi» - dimostra come Fabi, pur a proprio agio con differenti tipi di abito sonoro, in questo momento abbia voglia di un sound corposo, che libera il lato pop di ballate in cui contano comunque molto le parole, scelte con cura e afflato poetico («Amori con le ali», «Nel blu», «Mimosa»).

Il pubblico del Vittoriale - Foto NewReporter/Marazzani © www.giornaledibrescia.it
Il pubblico del Vittoriale - Foto NewReporter/Marazzani © www.giornaledibrescia.it

La scenografia è francescana, le variazioni legate perlopiù ai cromatismi delle luci, alcune delle quali piazzate molto in basso, per amplificare l’effetto di raccoglimento. Che raggiunge l’apice prima con l’interpretazione di «Una somma di piccole cose» (title-track del disco della svolta), «Nessuna battaglia» e l’applauditissima «Attesa e inaspettata» (di cui il cantautore romano dice, con doloroso richiamo autobiografico: «Concepita per celebrare una nascita, ha dovuto fare i conti con una perdita»), quindi con alcuni pezzi proposti da solo, al piano o alla chitarra, come «Al cuore gentile» (con appendice che riprende «Falling Slowly» e diventa un tributo al songwriter Glen Hansard, scomparso mercoledì), «Milioni di giorni», «Parti di me».

Dopo uno show di due ore, in cui trovano posto la straniante «Io sono l’altro», l’arrembante «Oriente», il crescendo vocale di «Scotta», l’anticonformismo esistenziale di «Vince chi molla», l’edificante positività di «Costruire», il sipario cala sulle note di «Lasciarsi un giorno a Roma», che canta con dolcezza la fine di un amore nella capitale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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