Massimo Zamboni: «I musicisti siano sfacciati e indipendenti»

Ospite della Festa della musica a Brescia, in programma sabato 20 giugno, il chitarrista di Cccp – Fedeli alla Linea e Csi non ha perso lo spirito battagliero
Rosario Rampulla

Rosario Rampulla

Vicecaporedattore

Massimo Zamboni, chitarrista e autore
Massimo Zamboni, chitarrista e autore

Un chitarrista che pensa. E già questo – soprattutto nello stantio panorama attuale – è un atto di ribellione. Un ribelle che invita i giovani musicisti «a essere sfacciati», ma che non punta «a fare il settantenne travestito da rockettaro. Non mi ci vedo per nulla»

Dal suo buen ritiro (un ritiro piuttosto operoso a dire il vero)in montagna, Massimo Zamboni (storico chitarrista e autore nonché fondatore dei Cccp - Fedeli alla Linea e dei Csi) è pronto a fare rotta verso Brescia, dove sabato 20 giugno parteciperà alla Festa della Musica.

In particolare, sarà l’ultimo musicista a salire sul palco di corso Zanardelli che, dalle 16 alle 20, sarà appannaggio della cooperativa BeNow (di cui è socio lo stesso Zamboni), che proporrà, come spiega il presidente del sodalizio Paolo Cavagnini, «una serie di progetti originali che servono a testimoniare come, realtà come la nostra, possono lasciare gli artisti liberi di creare. Nello specifico si esibiranno i Crowsroads, Carlo Gorio e Greta Bulgari, Daniele Gozzetti, Giorgio Cordini e Gaspare Bonafede e, prima di Massimo Zamboni, lo One Soul Project Choir diretto da Elisa Rovida».

In attesa di partire per la Mongolia in compagnia di Giovanni Lindo Ferretti per presentare un nuovo progetto, Zamboni si è prestato per una chiacchierata sospesa tra impegni passati e nuove avventure in arrivo.

Massimo, cosa significa per lei vedere una città invasa dai palchi con migliaia di persone che si esibiscono?

Non stiamo attraversando un momento facile, ma questa è un po’ una costante perché a livello politico non si è mai fatto molto per mettere chi fa musica in condizione di esercitare il proprio lavoro senza esser considerato una sorta di hobbista. È bello vedere tanta gente che suona, ma va ricordato che la musica è fatta di grandi professionalità che vanno sviluppate e tutelate, soprattutto in una fase in cui l’asticella della qualità è andata progressivamente abbassandosi.

Crede che iniziative come queste favoriscano la speranza in un futuro migliore?

Più che dalla speranza, se devo pensare a me stesso, io sono stato mosso dalla disperazione. Dalla voglia di uscire da una determinata condizione attraverso la musica. A volte le cose migliori iniziano così. Comunque, se posso dare un consiglio ai giovani musicisti, gli direi di essere sfacciati e di non farsi mai dire cosa devono o non devono fare. E gli consiglierei anche di iscriversi subito ad una cooperativa per essere tutelati.

Con i Cccp avete recentemente concluso un celebratissimo tour di reunion e ora state per imbarcarvi in una nuova serie di concerti con i Csi. Vi aspettavate un simile successo di pubblico?

Abbiamo iniziato in un mondo, per così dire, sovietico e con il muro di Berlino ancora in piedi. Due cose che si sono estinte mentre noi siamo, invece, siamo ancora qui. L’effetto è un po’ straniante, ma la cosa ci ha sorpreso e gratificato allo stesso tempo. Soprattutto è stato strano vedere dei giovani cantare testi in cui, ad esempio, si cita Majakovskij senza sapere chi sia in realtà.

A proposito di canzoni: lo sa che con il verso «non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema non faccio sport» avete anticipato il concetto di neet?

Qui in montagna, dove vivo io, le cose si palesano un po’ in ritardo quindi spero che anche questo termine, neet appunto, non arrivi mai. Di certo quando uscì la canzone «Io sto bene» io e Giovanni (Lindo Ferretti, ndr) pensavamo semplicemente ci fosse un altro modo di essere, lontano dalle consuete abitudini delle persone. La descrizione contenuta nel testo del brano era perfetta per noi, che nella musica volevamo trovare un modo per realizzarci, ma anche una via per non andare a lavorare. Una forma di evasione artistica, che ci ha dato molto. E anche oggi mi piace continuare a suonare e a esibirmi, anche senza scimmiottare le rockstar che giocano a sembrare più giovani.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

I bresciani siamo noi

Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Leadership e strategiaLeadership e strategia

Il libro di Shai Misan, che applica i principi del gioco degli scacchi alla leadership e alla gestione del cambiamento.

SCOPRI DI PIÙ
Aree naturali protette del bresciano - Ambienti e percorsiAree naturali protette del bresciano - Ambienti e percorsi

La seconda guida Grafo è dedicata al Parco Alto Garda Bresciano, ai parchi dell’hinterland e della pianura orientale.

SCOPRI DI PIÙ