«Il mio Lucio Dalla severo, curioso, ed espansivo: un vero genio»

Marino Bartoletti torna in libreria con «Caro Lucio ti scrivo» (Gallucci, 190 pp., 18 euro) dedicato alla sua grande amicizia con Lucio Dalla. Dalle 25 lettere che l’autore immagina di inviare al cantautore bolognese, emergono le passioni comuni - il calcio, il basket, i fumetti, oltre che la musica - e diversi episodi privati che hanno legato il giornalista a Dalla dai primi anni ’70, dando vita ad una testimonianza tangibile del genio creativo e della profonda umanità del musicista. Ne abbiamo parlato con l’autore.
Marino Bartoletti, perché un libro su Lucio Dalla?
Dopo la chiusura del ciclo dedicato agli dei con il «Festival degli dei» sul tema di Sanremo, riflettendo con l’editore ci siamo resi conto che c’era un personaggio comparso nel primo e nell’ultimo romanzo della serie, che aveva bisogno di essere approfondito: Lucio Dalla. Ci ho pensato, ce l'avevo nella pancia e nel cuore, e ho ritenuto giusto dedicare il libro a Lucio di cui, nel 2026, si festeggeranno i 60 anni dal suo esordio a Sanremo.
Ho scritto trattando cose che poi nel tempo sono diventate note e altre invece filtrate attraverso la nostra amicizia. I capitoli a cui tengo di più sono il primo, nel quale racconto come ci siamo conosciuti, e l’ultimo, che parla di quel 2012 quando ci siamo salutati senza sapere che sarebbe stata l’ultima volta. Ho scritto cercando di stare un passo indietro, perché il vero e protagonista è Lucio, io sono solo un... raccontatore.
Come è stato scrivere e rivivere la vostra amicizia?
In certi passaggi è stato struggente, malinconico e divertente, ma era la cosa che gli dovevo e mi dovevo, perché mi sembrava bello raccontare tante cose che di Dalla non erano ancora conosciute. Di Lucio si è scritto tanto, ma tanti libri sono stati scritti da chi non lo ha mai conosciuto; per questo ho cercato di dare una conoscenza efficace, intima, profonda dei tantissimi pregi e dei suoi difetti - solo qualcuno - che fanno parte della sua grande personalità.
Cosa le manca di più di Lucio?
Mi manca la sua presenza fisica, i suoi abbracci. A lui piaceva toccarti, stringerti, strizzarti... Era molto espansivo. Lucio era una persona a cui non si poteva non voler bene. Ammetto che mi aspetto ancora che esca da un portico o da un loggiato di Bologna e che venga incontro urlandomi: “Bartolinoooo”. Ecco il senso della dedica che ho messo all’inizio, perché non ho ancora capito dove si sia nascosto.
Come era Dalla come artista?
Un maestro vero. Un uomo dalla cultura enorme anche fuori dalle sue competenze, non la manifestava parlando di Nietzsche o di San Domenico, ma parlando di fumetti, di calcio, di ricordi, di tutto. Era speziato di letture e interessi profondi. Per esempio realizzò «Enzo Re» (un mini cd per la rappresentazione tenuta da Arnaldo Picchi a Bologna nel giugno 1998, ndr) una sorta di grande libro di storia in musica, trattando un argomento di storia medievale come se fosse la sua «4 marzo 1943». Da ricordare poi la profondità di certe canzoni, anche quelle all’apparenza più leggere come «Ciao» che, invece, hanno significati profondi. Lucio era un poeta, lui didascalizzava la storia e lo faceva con le sue parole.
E come talent scout com’era?
Era molto severo. Quando qualcuno entrava nella sua scuderia o iniziava a suonare con lui, come Ron o Gaetano Curreri, lui spingeva questi suoi pupilli verso la celebrità, e loro sapevano che dovevano scontrarsi con la sua severità. I suoi giudizi non erano scontati, perché era molto esigente con sé stesso, ma anche con gli altri in cui credeva. Per esempio, Curreri era un ottimo tastierista, ma Lucio gli disse che doveva cantare e comporre, e gli diede da musicare «Chiedi chi erano i Beatles» di Roversi, che lui stesso non era riuscito a mettere in musica. Lui ti metteva alla prova, per vedere se ce la facevi.
Per i giovani cantanti di oggi, quanto sarebbe importante conoscere Lucio Dalla?
Sarebbe fondamentale, e basterebbe chiederlo a chi ha lavorato con lui. Lucio era un esemplare non ripetibile. Nei dettagli, nella sua musicalità, competenza e genialità era imbattibile. Era unico, e fu baciato dalla fortuna di avere l’arte della musica tra le sue mani.
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