Il Volo: «Pop con Bella senz’anima, ma all’estero puntiamo su O’ Sole Mio»

Il trio, in piazza Loggia il prossimo 6 settembre, ha pubblicato il celebre brano di Cocciante in spagnolo con Carlos Rivera: «Ma siamo rimasti fedeli alla nostra linea»
Enrico Danesi
Il trio è composto da (da sinistra) Gianluca Ginoble, Piero Barone e Ignazio Boschetto (dal sito ufficiale)
Il trio è composto da (da sinistra) Gianluca Ginoble, Piero Barone e Ignazio Boschetto (dal sito ufficiale)

Quando nacque Il Volo, nel 2009, l’unione di due tenori (Pietro Barone e Ignazio Boschetto) e un baritono (Gianluca Ginoble) pareva una fusione a freddo, un’operazione derivativa ispirata dal successo epocale dell’estemporaneo sodalizio dei «tre tenori» Pavarotti-Carreras-Domingo, quindi destinata ad esaurire la sua carica nell’arco di un breve periodo. La felice intuizione del regista televisivo Roberto Cenci ha invece dato vita a un trio dedito al belcanto che, a diciassette anni dalla sua costituzione, continua ad attirare pubblico in tutto il mondo, avendo venduto oltre 20 milioni di dischi.

Il Volo, che soltanto la settimana scorsa ha pubblicato il singolo «Cuerpo sin alma» (versione spagnola di «Bella senz’anima» di Riccardo Cocciante) con il featuring della popstar messicana Carlos Rivera, porterà il nuovo show a Brescia, in piazza della Loggia, il prossimo 6 settembre, all’interno del Brescia Summer Music (alle 21, biglietti da 50 a 140 euro + commissioni; info a quest’indirizzo o chiamando lo 030-2791881).

Abbiamo intervistato via zoom Barone, Boschetto e Ginoble che rispondono all’unisono.

Siete reduci da un omaggio discografico a Riccardo Cocciante, attraverso una cover in spagnolo di «Bella senz’anima». Come nasce la cosa?

Forse per una sorta di combinazione astrale… Avevamo potuto ascoltare dal vivo Cocciante che cantava l’originale, lo scorso anno, quando fu ospite del nostro programma “Tutti per uno”, in onda su Canale 5 (per il cinquantesimo anniversario della rete tv, ndr). Guardandolo, durante l’esibizione, ci siamo detti che prima o poi avremmo dovuto interpretarla anche noi. Pochi mesi più tardi, a Miami, Carlos Rivera – con cui siamo in ottimi rapporti da tempo, ma con il quale non avevamo mai realizzato alcunché – è venuto a proporci di cantare un brano amatissimo dal padre. Era “Bella senz’anima”, che è diventato «Cuerpo sin alma», in spagnolo, essendo destinato a un pubblico latinoamericano.

Nel mercato latinoamericano avete forse ancor più seguito che in Italia…

Abbiamo cominciato la nostra carriera all’estero e ci siamo fatti conoscere definitivamente in Italia con la vittoria a Sanremo, nel 2015, rompendo le regole, attraverso un pop lirico inatteso per quel palco. Nel tempo siamo rimasti fedeli alla nostra linea, con autenticità e coerenza, rifuggendo l’omologazione e le mode. Il genere che facciamo è certamente di nicchia, ma una grande nicchia se consideriamo il mondo intero: noi italiani siamo forse troppo abituati alla bellezza della nostra cultura e della nostra arte, musica compresa, che all’estero ci invidiano e amano più di quanto succeda da noi. Forse è per questo che abbiamo più successo fuori dall’Italia.

A proposito del vostro pubblico, lo si inquadra come caldo e fedele nel tempo. Lo percepite così?

Abbiamo con il pubblico un rapporto di mutuo rinforzo: diamo emozioni, riceviamo energia. E possiamo dire con sicurezza che ci ha seguito nelle differenti fasi, dal pop lirico alla classica, alle situazioni intermedie.

Dalla prima traccia incisa nel primo disco («Il mondo» di Jimmy Fontana) all’album quasi interamente di inediti «Ad Astra» (2024), la vostra traiettoria artistica non ha mai smesso di guardare alla tradizione del belcanto nazionale, sebbene qualcuno parli ora di svolta pop. Siete d’accordo?

Ci vuole tempo per consolidare un percorso: oggi noi sappiamo chi siamo e cosa vogliamo. Riteniamo di aver portato il pop lirico a uno stadio successivo, anche se nei live cerchiamo di proporre un repertorio che sia il più elegante e di prestigio possibile. A una canzone come «Il mondo» siamo affezionati, ma certe melodie immortali come «‘O sole mio» e «Nessun dorma» (con la quale chiudiamo il concerto) sono universali, vengono vissute con eguale trasporto da noi come in Giappone.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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