Dalla Valtrompia a L.A.: Elia Piana pubblica «Ianua» in musicassetta

L’album è uscito lo scorso luglio per Dinzu Artefacts: «Le mie tracce vanno ascoltate all’imbrunire»
Alessia Tagliabue
Per Elia Piana la musica è compagna di vita da anni
Per Elia Piana la musica è compagna di vita da anni

All’imbrunire e a basso volume, nell’intimità di uno spazio raccolto: è cosi che Elia Piana consiglia di ascoltare il suo nuovo album, «Ianua», uscito a fine luglio per l’etichetta Dinzu Artefacts di Los Angeles in edizione limitata in cassetta e poi in formato digitale. Per l’artista valtrumplino la musica è una compagna di vita da anni: prima la chitarra, poi un gruppo grunge con un amico, infine la folgorazione per la musica elettronica e poi l’approdo a quella che lui stesso, dopo la pubblicazione nel 2023 del suo secondo lavoro «Sotto l’albero tutto si copre», uscita con l’etichetta Dasa Tapes, definisce musica organica. L’album è acquistabile sul sito www.dinzuartefacts.bandcamp.com. Abbiamo intervistato l’artista.

Elia, dove ci porta questo album?

Si tratta di un lavoro che era pronto in realtà almeno da un anno e mezzo: volevo pubblicarlo, ci ho ripensato, poi quando ho finalmente capito che era il momento giusto perché uscisse ho subito trovato una casa molto viva nel settore e molto in gamba, la Dinzu Artefacts. «Ianua» in latino significa porta: questo è un album che si rifà molto al concetto di ciclicità, del mescolamento tra fine ed inizio, della figura bifronte del dio Giano, da cui deriva proprio la parola Ianua. Sono tornato dopo anni sul mio primo amore come principale fonte sonora, la chitarra, manipolata da un particolare strumento che si chiama Plumbutter e poi registrata su nastro per modificarne la velocità e provocare errori di riproduzione che creano piccole variazioni nel loop. È stata una tecnica di composizione quasi giocosa, molto istintiva. Il prodotto è un album intimo, raccolto, da ascoltare all’imbrunire.

«Ianua» in edizione limitata in musicassetta
«Ianua» in edizione limitata in musicassetta

Anche la fotografia scelta come copertina ci rimanda un po’ a questo immaginario.

Si tratta di un bellissimo scatto del fotografo Matteo Zubani: un bambino davanti ad un campo di bocce in un paese del Centro Italia. Mi ha subito toccato, mi trasmetteva la stessa atmosfera dell’album.

Un lavoro molto diverso da quelli precedenti...

Sì e no. «Sotto l’albero tutto si copre» aveva una sua presenza melodica più ritmica, che portava ad un ascolto preciso e mirato, diverso da quello a cui porta «Ianua», che rimane un album quasi da mettere in sottofondo. Però trovo che entrambi siano frutto di una costante ricerca e siano lavori molto istintivi, nati da un’intuizione che non è ancora intenzione compositiva. In nessuno degli album, inoltre, le tracce hanno titoli descrittivi: non voglio dare già delle immagini a chi ascolta, voglio che si formino naturalmente, in un ascolto libero e meditativo.

E ora cosa offre il futuro?

Continuare a cercare e a sperimentare. E a breve un altro album, «Limen», in collaborazione con il pianista Corrado Saija, musicista con il quale ho già lavorato in passato: per la prima volta pubblicheremo un lavoro di dialogo dei nostri linguaggi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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