Anastacia Lyn Newkirk porta orgogliosamente un nome che rimanda alla cultura russa, amata dalla madre. Che forse, più prosaicamente, si era innamorata del personaggio (in effetti meraviglioso) raccontato da Anatole Litvak in «Anastasia», complice la fulgida interpretazione di Ingrid Bergman sotto l’ala protettiva del magnetico Yul Brynner.
Nascita di una star
Pur senza dover affrontare le traversie attribuite (nella finzione) alla sfortunata granduchessa Romanov, la strada della poliedrica artista di Chicago verso il successo è stata lastricata di ostacoli: ha dovuto sgomitare a lungo prima di arrivare in cima, protagonista di una gavetta vecchia maniera che sembrava non finire mai e che – mentre si manteneva facendo la parrucchiera, la commessa, la cameriera, la fornaia, l’insegnante di aerobica – pareva confinarla in ruoli di contorno dello show business (ballerina di seconda fila o corista), che molti ritenevano il massimo a cui potesse aspirare una ragazza dislessica, nonostante sfoggiasse una voce dall’estensione e dalla potenza impressionanti.
Non avevano fatto i conti con la forza di volontà della performer, una tenace determinazione perfettamente aderente al suo nome (in greco, ‘anástasi’ significa ‘rinascita’): una forza che l’avrebbe condotta a imporsi nel 2000, quando aveva già trentadue anni (un’età da pensione, per gli standard americani), con il singolo «I’m Outta Love», per poi ritagliarsi uno spazio di rilievo nel panorama del pop internazionale, invero più accreditata in Europa che non in patria. Ma anche a sopperire all’assenza di un padre, a convivere fin da piccola con il morbo di Crohn e, più tardi, a gestire le conseguenze di un tumore al seno e della recidiva, riversando l’energia residua in campagne di sensibilizzazione a favore della ricerca sul cancro (senza il timore di mostrare le proprie cicatrici) e in diverse attività filantropiche.
In concerto
A Brescia, dove si esibirà sabato sera (al Teatro Clerici, sold out da mesi), Anastacia si presentò per la prima volta nel 2015, in piazza della Loggia, in quella che fu l’ultima edizione del Brescia Summer Festival targato D’Alessandro e Galli, l’agenzia che fin dal principio cura i suoi tour nazionali. Allora mostrò un atteggiamento per certi versi inaspettato: per nulla divistico, improntato invece alla disponibilità nei confronti del pubblico dal palco, come verso gli addetti ai lavori nel backstage. Un modo di porsi decisamente alla mano, che avrebbe confermato pari pari nei successivi passaggi bresciani, al Teatro Morato (nel 2018, prima che diventasse Clerici), quindi al Vittoriale nell’estate 2025.
Il live odierno sarà la variante aggiornata di quello gardesano, che celebrava il venticinquennale di «Not That Kind», l’album d’esordio di Anastacia: un confezione sontuosa e spettacolare, con ricorso a cover di grande rock (compresa «Kashmir» dei Led Zeppelin) e il piglio arrembante che caratterizza incisioni ed esibizioni dell’artista.
Quanto al sound, esso è riconducibile a un mix per il quale fu addirittura coniato un neologismo basato sulla crasi di soul, pop e rock: lo “sprock”. Che resta ancora oggi la cifra più genuina e riconoscibile di “the little lady with the big voice" (la piccola donna con la grande voce), com’è stata definita per sottolineare la concentrazione di qualità canora in 157 centimetri d’altezza.



