A duecento anni dalla nascita Brescia rende omaggio a uno dei suoi più illustri concittadini: Giuseppe Zanardelli. Giurista, ma anche statista che contribuì a dare una svolta liberale al nostro Paese introducendo riforme che ancora oggi caratterizzano la nostra vita, come l’abolizione della pena di morte o la tutela del diritto di sciopero.
Le iniziative
Per fare memoria e per rendergli i giusti onori il Comune ha deciso di restaurare il monumento a lui dedicato mentre Fondazione Brescia Musei, Fondazione Ugo da Como e Ateneo, con il supporto dell’Ordine degli Avvocati, hanno allestito una mostra, in palazzo Tosio, intitolata «Giuseppe Zanardelli. 1826-1903 Statista, giurista, uomo di cultura» curata da Roberta D’Adda e Valerio Terraroli, aperta i pomeriggi del sabato e della domenica fino al 15 novembre.
La Fondazione Brescia Musei ha promosso anche la pubblicazione di un libretto curato da Alessandro Bertoli, intitolato «Giuseppe Zanardelli. Itinerari» che illustra, in quindici tappe, percorsi sulle tracce di Zanardelli nella città ottocentesca. Lo scorso maggio al teatro Sociale è stata presentata, in prima nazionale, anche la Nuova biografia dello statista a cura dello storico Roberto Chiarini. Altre iniziative sono in fase di programmazione e organizzazione.
La statua
Il monumento dedicato allo statista bresciano con un bando a livello nazionale fu voluto dalla Loggia e a vincerlo fu lo scultore Davide Calandra. Eretto nel 1909 prima in piazzale Repubblica per accogliere chi arrivava scendendo dal treno, nel 1929, fu spostato dove attualmente lo si trova: in prossimità del parco a lui dedicato, all’incrocio tra via Gramsci, via Vittorio Emanuele II e via XX Settembre.
Suddiviso in due parti: la statua di bronzo davanti a una sorta di quinta teatrale, con al di sopra un bassorilievo raffigurante un auriga su una biga a quattro cavalli, in pietra di Botticino. «Zanardelli viene presentato come un oratore, uno statista e un giurista – spiega il professor Valerio Terraroli –, con indosso la toga da avvocato, che sta ad indicare il ruolo politico e istituzionale che ebbe. La biga è ispirata a fregi antichi e rimanda al suo ruolo in Roma Capitale, alle virtù civili, all’impegno politico e legislativo che Zanardelli ebbe. E al tempo stesso per i cittadini è un richiamo a questo impegno».

I costi
Il restauro è necessario per una serie di ragioni: la sua posizione tra due arterie stradali molto trafficate, la vicinanza di alberi che mantengono elevato il tasso di umidità, depositi sulle superfici di pietra di Botticino e sulla statua di bronzo e anche interventi di recupero pregressi che, in alcuni casi, hanno introdotto materiali o tecniche non sempre compatibili con i materiali originari. Senza contare anche alcuni atti vandalici. La spesa dell’intervento è di 160mila euro e il restauro terminerà a luglio.
L’esposizione
«La scelta di allestire la mostra in Ateneo è dovuta al fatto che Zanardelli ne fu socio per tutta la vita, presidente e presidente onorario – continua il professore di Storia dell’Arte Terraroli –. Si inizia già dallo scalone con il busto realizzato dal suo amico scultore Ximenes e si è poi pensato a illustrare l’iconografia di Zanardelli».
Non solo. Poiché lo statista riteneva che la cultura e il patrimonio fossero strumenti per l’educazione civile e la formazione della coscienza collettiva, e per questo promosse la realizzazione di monumenti come quello al Moretto e ad Arnaldo, una sezione è dedicata anche a queste opere.
Ampio spazio è dedicato al «progetto del suo amico Tagliaferri, tra il 1897 e inizio 1900 per la Villa di Maderno dove Zanardelli risiedeva e dove morì nel 1903 – prosegue il curatore –; si possono poi vedere molte fotografie con dediche di personaggi illustri come Garibaldi, Verdi, la Duse e una serie di vignette satiriche di come i giornali dell’opposizione lo vedevano». Il percorso procede poi con l’esposizione di alcuni volumi della sua vastissima biblioteca, la scrivania, il calamaio e la poltrona. Il catalogo della mostra è stato pubblicato da Skirà.



