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Cultura e spettacoli

«Lo Zanardelli privato e politico costruttore della propria immagine»

Apre domenica 17 maggio a Palazzo Tosio la mostra dedicata allo statista. Lo storico dell’arte Valerio Terraroli, curatore del progetto con Roberta D’Adda, illustra il percorso espositivo
Anita Loriana Ronchi
Il busto di Zanardelli realizzato da Ettore Ximenes
Il busto di Zanardelli realizzato da Ettore Ximenes

Giuseppe Zanardelli, quale forse non lo si è visto mai. È uno sguardo a tutto tondo quello che si effonde sulla figura del celebre statista bresciano nella mostra «Giuseppe Zanardelli 1825-1903. Statista, giurista e uomo di cultura», che inaugurerà domani nella sede dell’Ateneo di Brescia (via Tosio 12), dove resterà fino al prossimo 15 novembre (orari: sabato e domenica, 15.30-18; ingresso gratuito; chiuso dal 20 luglio al 4 settembre 2026).

L’esposizione, curata da Roberta D’Adda e Valerio Terraroli, non si limita a proporre un repertorio iconografico, ma riflette sulla costruzione e sulla trasmissione dell’immagine di Zanardelli, mettendo in luce la costante compenetrazione tra dimensione politica e sfera personale. In tale prospettiva, il “padre” dell’omonimo Codice penale emerge come personalità capace di intendere la cultura e il patrimonio quali strumenti per l’educazione civile e per la formazione della coscienza collettiva, con un’attenzione al valore simbolico e pedagogico delle forme artistiche e monumentali. Ne abbiamo parlato con lo storico dell’arte Valerio Terraroli.

Professor Terraroli, non è la prima mostra su Zanardelli. Qual è la peculiarità di questa nuova iniziativa?

La scelta è stata quella di identificare come asse portante della mostra, che celebra il bicentenario della nascita di Zanardelli, la sua iconografia mentre era in vita. Mi riferisco soprattutto alle sculture di Ettore Ximenes, a cominciare dal busto in marmo collocato sullo scalone di Palazzo Tosio. A seguire, il percorso racconta proprio i monumenti che Zanardelli ha promosso a Brescia, dedicati a Moretto e Arnaldo in particolare, nonché i monumenti dedicati allo stesso Zanardelli come l’importante opera scultorea progettata da Davide Calandra per il centro cittadino, e quello realizzato da Leonardo Bistolfi per Maderno sul Garda. E, giusto per creare nello spettatore anche una sorta di contrappasso, c’è tutta una parte sui disegni di satira, che naturalmente ne rappresentano in maniera sarcastica certi atteggiamenti o certe scelte politiche.

Ne emergono, anche, aspetti di uno Zanardelli per così dire più intimo?

Certamente: c’è il caso di Antonio Tagliaferri, notissimo architetto eclettico bresciano, che per Zanardelli progettò e poi realizzò la casa di Maderno, che lo statista amava moltissimo e che, anche per motivi di salute, utilizzò quando venne eletto presidente del Consiglio. Quindi approfondiamo anche un po’ il gusto di Zanardelli, per esempio quando deve valutare le proposte dell’architetto che passano da una villa in stile veneziano a una casa in stile addirittura pompeiano-romano per arrivare ad una dimora che ha degli aspetti modernisti.

La villa di Toscolano in qualche modo è la sua interfaccia personale: nella stanza dell’Alcova esponiamo alcuni souvenir che teneva nello studio, come i ritratti di Eleonora Duse e di Franz von Lenbach, grande pittore di Monaco; le foto di Garibaldi e di Verdi con dedica e quella autografata del re Vittorio Emanuele III. La mostra si chiude con l’esposizione della scrivania, della poltrona e del calamaio che Zanardelli lasciò alla sua morte al Comune di Brescia.

Una foto di Giuseppe Zanardelli - © www.giornaledibrescia.it
Una foto di Giuseppe Zanardelli - © www.giornaledibrescia.it

Qual è il fil rouge nei vari tasselli della narrazione?

Tenere insieme il personaggio pubblico, che costruisce e fa costruire la propria immagine di oratore, di statista, di giurista e anche di promotore di cultura, con la dimensione privata, quindi il suo stile personale, l’amore per il lago di Garda, i ricordi della Valtrompia che è la zona di origine della sua famiglia. Giuseppe Zanardelli è l’uomo che ha a cuore il riscatto del popolo, dei cittadini attraverso leggi giuste, come la legge che regolamentava il lavoro delle donne e dei bambini; poi c’è il codice Penale del 1899 con il quale ci ha portati alla ribalta di tutta Europa e, seppure non sia passata, la proposta di legge sul divorzio, che sostenne.

La rassegna, se non erro, è parte di un progetto ampio…

Sì, sarà accompagnata nel corso di quest’anno di celebrazione da un seminario e soprattutto da un convegno nazionale, con la partecipazione di personaggi illustri, che si svolgerà in Ateneo nel mese di novembre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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